Benessere fisico, psicologico, relazionale. Le tre frontiere del welfare, dell’engagement e della motivazione.

di Fabio Galluccio - Guest Contributor

Perché il benessere delle persone si sta affermando come centrale nel mondo aziendale?

Si parla sempre più spesso di aziende che hanno investito in programmi di corporate wellbeing, aziende che hanno ottenuto un risparmio sul costo legato alla salute.

Ad esempio, la pratica continuativa di sport all’interno del luogo di lavoro ha effetti di riduzione del 22% delle assenze per malattia. Il 49% malattie croniche, inoltre, sono causate da stili di vita e abitudini alimentari non corretti.

La presenza di programmi di corporate wellbeing è tra i tre elementi di employer branding maggiormente presi in considerazione dai Millennials.

Recenti studi dimostrano che la retention sul target Millennials cresce del 10% dopo l’introduzione di programmi di wellbeing.

Il 77% delle Top Employer in Italia adottano programmi complessi di  Corporate Wellbeing e questo è un elemento centrale nelle politiche di Ageing.

Ma ogni programma di Wellbeing deve attraversare tre aree: il benessere fisico, quello psicologico e relazionale, che poi si riflette sul benessere organizzativo delle aziende creando engagement e motivazione.

Quali strumenti e quali contaminazioni professionali e culturali servono per attivare queste tre dimensioni nei programmi di corporate wellbeing?

Non è facile rispondere a queste tematiche perché, pur essendo tutti d’accordo a parole, le azioni desiderate non sono spesso messe in pratica: nelle aziende numericamente grandi, in quanto è difficile arrivare a tutti, nelle imprese con pochi collaboratori, invece, perché c’è bisogno di imprenditori illuminati che credono in questi temi.

Se consideriamo che la stessa formazione o comunicazione interna che dovrebbero essere i motori propulsivi per avere collaboratori innovativi e sempre informati, sono spesso tralasciate perché ritenute inutili o le prime ad essere tagliate come budget, comprendiamo che il benessere stenta a farsi strada. Senza contare che comunicazione e formazione sono le basi per il benessere di una persona in una organizzazione. Ecco che servono contaminazioni professionali tra le politiche di sviluppo, di formazione, di comunicazione interna ed esterna, di organizzazione, di diversity, di welfare e di mobility e potremmo continuare.

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Oggi si è favoriti grazie alla tecnologia per raggiungere tutti. Counseling psicologico e coaching, ad esempio, possono essere messi a disposizione on line in videocall.

Possono essere creati tornei sportivi interaziendali o tra le varie componenti professionali per fare team building, gioco di squadra.  Attraverso il welfare aziendale si possono offrire servizi che cercano di conciliare vita lavorativa e vita privata non solo nella gestione dei figli o dei familiari non autosufficienti, nonché nelle soluzione delle pratiche burocratiche  quotidiane e molto altro ancora. Tutte attività che devono essere inserite in politiche di people caring attente ad un’organizzazione flessibile e non gerarchica (si pensi solo allo smart working).

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Per concludere

Insomma se le aziende stentano a mettere in atto una cultura del benessere intesa in senso globale, meno “gridata” e più “realizzata con azioni concrete”, dall’altro lato, se si vuole parlare di engagement e motivazione per favorire il business le parole non servono più, ma sia la normativa in essere che la letteratura su questi temi, lasciano intravedere che la strada per il futuro è stata tracciata e sarebbe imperdonabile non percorrerla.

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Bibliografia

N. A. De Carlo, A. Falco, D. Capozza, Stress, benessere organizzativo e performance. Valutazione e Intervento per l’azienda positiva. Franco Angeli

F. Marini,  M. Mondo, Il benessere nei contesti lavorativi e formativi. Carocci

B. Rossi, Il lavoro felice. La Scuola

 

Fabio Galluccio - Guest Contributor

Laureato in Giurisprudenza, dal 1980 al 2016 nel gruppo Telecom Italia dove ha ricoperto varie responsabilità tra cui negli ultimi anni Comunicazione Interna e People Caring, che comprendeva la diversity, il welfare e la mobilità casa-ufficio, nonché politiche di lavoro agile. Dal 2016 ad oggi, co-fondatore di Jointly, società che si occupa di fornire consulenza su welfare, diversità e mobilità e la gestione di piani e contributi welfare attraverso una piattaforma che offre servizi di conciliazione vita-lavoro, formazione, assistenza ai caregiver, tempo-libero, etc.

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