Longevità e psicologia. Stare bene è una scelta di stile (di vita).

In molte realtà aziendali è già in atto una formula ibrida che vede l’alternanza di lavoro in presenza e lavoro in remoto. Alcune aziende offriranno la possibilità di periodi in cui sarà possibile lavorare completamente da remoto consentendo alle persone anche di spostarsi dal proprio domicilio abituale.

Ci saranno quindi una serie di opportunità e una maggior possibilità di scelta in alcuni casi. E’ evidente che la membrana tra la vita privata e quella professionale sarà più permeabile e non è ancora chiaro quale sarà l’impatto psico-sociale di questa maggiore permeabilità. Un buon adattamento alle diverse forme di nuova normalità richiederà sicuramente alcune attitudini e competenze come l’apertura al cambiamento, curiosità, soprattutto flessibilità.

Molte persone stanno già vivendo una ricerca di nuovi equilibri tra vita lavorativa e personale, riconoscendo anche di avere davanti a sé l’opportunità di crearsi nuove routine quotidiane più funzionali e di vivere una vita più sana e salutare.

Tuttavia, benché le persone spesso sappiano quali sono i comportamenti che mettono a rischio la salute, non sempre il passaggio all’azione è immediato.

Quali sono i collegamenti tra aspetti psicologici – comportamentali, emotivi, relazionali – e salute?  E quali sono i vantaggi che si possono trarre attivando circoli virtuosi tra questi due aspetti? La promozione del benessere psicologico può incidere su salute e longevità?

Gli stili di vita

La ricerca scientifica negli ultimi anni ha messo in evidenza che alimentazione, esercizio fisico e stress hanno un ruolo sui processi infiammatori legati a una serie di malattie croniche e oncologiche. Quindi uno stile alimentare salutare, la pratica di esercizio fisico e la prevenzione e gestione di condizione di stress prolungato – o meglio distress – contribuiscono allo stato di salute generale – e quindi alla longevità – attraverso la prevenzione di malattie cardiovascolari e metaboliche.

Purtroppo sappiamo che non è sufficiente riconoscere che una dieta non salutare e la sedentarietà mettono a rischio la salute. Entrano in gioco una serie di fattori psicologici che influenzano gli stili di vita. Per esempio, il bias dell’ottimismo, quel “non succederà a me” che non fa scattare la motivazione ad adottare comportamenti salutari. Oppure la convinzione di non essere in grado di cambiare il proprio stile di vita. Pensiamo a quante persone hanno tentato più volte di mettersi a dieta con iniziali buoni risultati per un tempo limitato per poi riprendere lo stesso peso se non maggiore.

I processi di cambiamento sono complessi. Si parte da una fase di “precontemplazione” in cui si comincia a identificare la necessità di cambiamenti verso stili di vita più salutari ma non si ha ancora bene idea di ciò che questo possa significare e si può essere spaventati dall’impegno che il cambiamento richiede. Quando si introducono  nuove abitudini e comportamenti e si iniziano a vedere i risultati diventa importante consolidare le nuove abitudini e mantenere la motivazione.

Motivazione e senso di auto-efficacia sono quindi fondamentali e possono essere alimentati da interventi di formazione e consulenza psicologica ad hoc.

Se il bicchiere è mezzo pieno…

Caratteristiche individuali e atteggiamenti hanno un ruolo importante sulla salute: stabilità emotiva, la propensione alla gratitudine, una prospettiva ottimistica contribuiscono allo stato generale di salute.

Un famoso studio, lo “studio delle Suore”, riporta che l’espressione di emozioni positive nella biografia scritta al momento di entrata in convento era associata alla longevità delle novizie che avevano partecipato alla ricerca.

I risultati di una meta-analisi pubblicata su JAMA nel 2019 ha messo in evidenza che un atteggiamento ottimista è associato a un rischio inferiore di eventi cardiovascolari e mortalità. Già a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo sono state condotte molte ricerche sulle  associazioni tra ansia, irritabilità, un cronico senso di urgenza e malattie cardiovascolari. Esistono comprovati collegamenti spiegati dalla modalità di iperattivazione del sistema nervoso autonomo. Tuttavia, il rapporto tra salute e ottimismo è complesso. Troppo ottimismo porta a minimizzare la necessità di cure mediche o addirittura ad avere comportamenti a rischio per la salute (uso eccessivo di alcol, tabagismo). Troppo poco ottimismo è legato a un minore motivazione e senso di efficacia che sono fondamentali per impegnarsi nello svolgere attività fisica e fare scelte nello stile di vita che siano salutari.

É quindi un fattore protettivo della salute quello che viene definito “ottimismo ottimale”. Ovvero la capacità di saper riconoscere nelle situazioni sia l’elemento di sfida e difficoltà che l’opportunità di imparare qualcosa e mettere in campo le proprie risorse per trovare soluzioni adattive.

Le 4 “pratiche di manutenzione”

Come attivare quindi un circolo virtuoso tra salute fisica e benessere psicologico?

1. Stay calm and … porta in equilibrio il livello di arousal.

Arousal è lo stato di attivazione neurofisiologica che si manifesta quando l’ambiente chiede di aumentare il proprio livello di concentrazione, allerta, reattività e prestazione mentale e fisica (una presentazione davanti ai colleghi, un esame, una competizione agonistica, la guida in condizioni di traffico, l’attività sessuale). Troppa attivazione e troppa poca attivazione – per lungo tempo – non sono funzionali alla salute sia dal punto di vista fisico che mentale. É quindi importante riconoscere qual è il proprio livello di coinvolgimento, preoccupazione o noia. Se l’attivazione è troppo bassa, basta alzarsi qualche minuto, fare qualche passo, mettere in movimento i muscoli. Se invece è troppo alta, si può respirare in maniera consapevole per due minuti. L’obiettivo, in entrambi i casi è riportare l’organismo in uno stato di equilibrio: esercizio fisico e alcune tecniche di rilassamento e meditazione rappresentano ottime strategie per farlo.

2. Dai una mano.

Un interessante filone di ricerca riguarda il ruolo dell’altruismo sulla salute. Alcune evidenze mostrano che supportare le altre persone contribuisca allo stato di salute, da un punto di vista sia fisico che psicologico. Infatti, essere di aiuto agli altri aumenta il proprio senso di auto-efficacia, la convinzione di poter gestire le situazioni e naturalmente contribuisce alla creazione di legami interpersonali che rappresentano una delle variabili più strettamente collegate allo stato di salute sia in termini di prevenzione che per coloro che vivono una condizione di malattia.

3. Allena la capacità di vedere la bellezza.

Le emozioni positive proteggono dal carico di stress e quindi contribuiscono alla salute. Ricercare in maniera attiva sensazioni positive è possibile grazie alla nostra capacità di emozionarci davanti a qualcosa che stimola il senso di meraviglia: un fiore che sta sbocciando, ascoltare musica, assaporare un frutto fresco. Il sistema sanitario nazionale in Gran Bretagna prevede per i medici di medicina generale la possibilità di “prescrivere” la visita a una mostra, imparare a suonare uno strumento o iscriversi a un corso di ballo. Ormai l’esercizio fisico viene considerato alla stregua di un vero e proprio farmaco che ha effetti sulla salute fisica e sul benessere psicologico. La Harvard Medical School definisce camminare “il farmaco delle meraviglie”. Aiuta a controllare gli episodi di “fame nervosa”, riduce il rischio di recidiva in alcune patologie metaboliche e oncologiche, fa funzionare meglio il sistema immunitario. Altra attività che è un vero toccasana è il ballo, singolo, di coppia, in gruppo, in quanto mette insieme l’esercizio fisico, la coordinazione mente-corpo, la socialità.

4. Guarda nel piatto.

Mangiare in maniera sana richiede, tra le altre cose, sapersi organizzare. Spesso nel momento in cui ci si trova a decidere cosa mangiare, si è già in una condizione di “carenza”. Il cervello, “progettato” per la sopravvivenza, manderà il segnale di sopperire a questa carenza in tempi brevi e meglio se con alimenti più energetici e gustosi possibile. Per questo è importante organizzarsi in maniera tale da fornire alla mente e al corpo opzioni che rispondano in modo salutare al bisogno di nutrirsi. E tenendo nel punto più lontano quegli alimenti che sono non sani e che se inizialmente daranno la carica nel medio e lungo tempo non saranno alleati di salute e benessere psicologico.

Conclusioni

Lo stato di salute influisce sulla vita professionale e personale: la concentrazione, l’assenteismo, prestazioni e produttività, sicurezza sul lavoro, qualità delle relazioni. Le persone sane sono più felici, più produttive e meno soggette a incidenti sul lavoro rispetto a quelle che non sono in buona salute. Le evidenze scientifiche mostrano che esiste un rapporto di reciproca influenza tra salute e benessere psicologico anche se i meccanismi che regolano la reciproca influenza tra questi due ambiti sono solo stati parzialmente individuati e le associazioni tra fattori psicologici e longevità sono complesse e articolate. Occuparsi delle propria salute fisica e psicologica in maniera attiva è un investimento a breve e lungo termine e benché i processi di cambiamento siano complessi è possibile acquisire gli strumenti per sostenere la ricerca di nuovi equilibri e di benessere psico-fisico.

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Bibliografia

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Harvard Medical School. Walking for Health. Harvard Health Publishing.

Prochaska, J.O., Velicer W.F. The transtheoretical model of health behavior change. American Journal of Health promotion, 1997, 12(1), 38-48.

Rozanski A, Bavishi C, Kubzansky LD, Cohen R. Association of Optimism With Cardiovascular Events and All-Cause Mortality: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Netw Open. 2019 Sep 4;2(9):e1912200.

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