Leadership e cuore. Mettere al centro le persone per far crescere l’azienda.

di Luca Mazzucchelli - Co-founder & Direttore Scientifico di Mindwork

A pochi giorni dall’uscita del mio libro “L’era del cuore” voglio condividere il tema della leadership, uno degli argomenti che tratto in maniera approfondita e che in questo periodo storico ha una rilevanza fondamentale all’interno delle aziende.

La forza del gruppo

Quando sono diventato imprenditore mi sono dovuto subito sperimentare con le mie capacità di gestire un gruppo, assumere, delegare e vi dico che non è stato semplice ma riuscirci è tuttora entusiasmante!

Il motto “se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme” secondo me è di una saggezza spiccata che racchiude la forza di stare insieme e di essere un gruppo in cui ognuno arricchisce l’altro rendendoci migliori.

Nel formare il mio team ho capito che la forza di una catena è pari a quella del suo anello più debole, ossia se vi è una forza eccessiva che non riesce a sostenere, la catena si spezza. In pratica se anche solo uno dei collaboratori non ha gli standard richiesti fa crollare tutto il sistema.

L’importanza della scelta dei collaboratori

In un gruppo di lavoro questo capita spesso perché si scelgono i collaboratori esclusivamente per le proprie competenze tecniche, senza neanche indagare minimamente gli aspetti personali.

Spesso si assumono persone super specializzate da un punto di vista tecnico, ma magari la stessa persona è scontrosa, irritabile, non rispetta le richieste aziendali creando così un grosso problema al team. I valori e la personalità di una persona vengono molto prima delle sue conoscenze. Sulle competenze tecniche si può sempre lavorare investendo sulla formazione o sfruttando l’affiancamento a figure valide. Sulle caratteristiche personali, invece, occorre uno sforzo più impegnativo e spesso i leader non hanno le competenze (senza parlare del tempo!) per avviare tale cambiamento.

Una volta scelti con tutti i crismi i propri collaboratori, l’obiettivo diventa responsabilizzarli gradualmente, investire nella loro formazione, far emergere i loro talenti nascosti e portare valore nelle loro vite. Nella misura in cui i tuoi uomini diventano più bravi di te, la tua squadra cresce e diventa un “dream team” imbattibile.

E’ questo il vero senso della leadership: ogni leader dovrebbe essere giudicato non tanto per i risultati che ottiene, ma per quelli che ottengono i componenti della sua squadra.

La leadership è una questione di cuore

Mi piace utilizzare la metafora dell’orchestra per spiegare il concetto di leadership. Come il direttore d’orchestra rivolge il suo sguardo ai musicisti anziché al pubblico, il leader deve essere focalizzato sulle persone che coordina  e ossessionato dalla loro crescita.

I collaboratori devono sentire che il leader fa il tifo per loro, deve conoscere i loro sogni e combattere al loro fianco affinchè diventino realtà e avere il suo appoggio incondizionato senza secondi fini.

Il leader del cuore

La leadership non ha molto a che vedere con regole e strategie, ma ha a che fare con il cuore. Entrare in contatto con il proprio cuore per poi toccare quello degli altri è la via per diventare quel tipo di leader di cui il mondo di oggi ha sempre più bisogno: un leader del cuore. Io ho sperimentato sulla mia pelle proprio questo: per avere successo devi dare successo, per avere denaro devi far guadagnare, per avere più amore devi dare più amore.

Abbiamo vissuto fino ad ora in un’epoca economica in cui un individuo per costruire valore doveva fare fatica fisica. Si lavorava nei campi, in fabbrica ed il successo era direttamente proporzionale allo sforzo fisico svolto. Poi è arrivata l’era della mente, dei processi e dell’organizzazione d’impresa. Ma nel mondo contemporaneo sta avvenendo un cambiamento, siamo all’alba di una nuova era: l’era del cuore (termine che ho sentito per la prima volta da Paolo Ruggeri, uno dei miei mentori, durante un suo TEDx Talk). Nell’era del cuore non è più lo sforzo fisico o mentale a permetterti di generare valore, bensì lo sforzo emotivo.

E’ nella misura in cui mettiamo al centro della nostra vita le emozioni e lavoriamo, giorno dopo giorno, sul terreno del cuore, che possiamo generare per noi e per gli altri valore.

Il coraggio

Nel mondo del business, generalmente più legato ai valori della tecnica che a quelli del cuore, ci sono tanti esempi in cui il cuore ha prevalso sulla razionalità. Cito come esempio il caso del microcredito indiano in cui il fondatore della Grameen Bank in Bangladesh, Muhammad Yunus, ha concesso dei prestiti a persone in condizioni di estrema povertà per aiutarli a creare delle piccole imprese, senza alcuna garanzia e solo con un patto di fiducia. A discapito di ogni previsione, la percentuale di rientro del capitale erogato è vicina al 99%. Grazie a questo gesto coraggioso migliaia di persone hanno guadagnato un posto nel mondo del lavoro indipendente.

Ci vuole coraggio per assumersi il rischio di una perdita economica.

Da dove possiamo ricavarcelo?

Alla nascita ne siamo privi, abbiamo solo le emozioni di base: rabbia, gioia, tristezza, disgusto e paura. Il coraggio lo conquistiamo a partire dalle emozioni primarie e nello specifico è il prodotto della paura.

Nell’era del cuore, infatti, il lavoro duro è avere coraggio. Significa che da oggi in poi prospererà e genererà valore per se e per le proprie persone solamente chi è disposto a compiere gesti coraggiosi nonostante la paura di fallire o di perdere.

Pensiamo ad un esempio pratico e quotidiano della nostra vita da leader: quante volte per esempio rifiutiamo di affrontare un nostro collaboratore che ha compiuto inadempienze gravi solo perché abbiamo paura che la situazione possa degenerare ed avere conseguenze negative? Il solo pensiero di parlarci ci crea un nodo emotivo e l’idea stessa di scioglierlo ci fa passare la voglia di agire. Ci manca il coraggio punto. Così spesso ci troviamo una scusa per dispensarci dall’intervenire, bloccando così il processo migliorativo nostro, del nostro collaboratore e di tutto il nostro team.

Ci vuole molto coraggio per avere relazioni soddisfacenti nella vita personale e professionale, questo significa non accontentarsi, significa aprirsi con l’altro e affrontare anche argomenti o situazioni che ci fanno soffrire.

E’ necessario coltivare un rapporto con le nostre emozioni: impariamo a sentirle, a conoscerle, a sfruttare la loro carica trasformativa. Se non siamo in grado di farlo da soli, chiediamo supporto ad uno psicologo, il quale fornirà gli strumenti per scoprirle, capirle e canalizzarle. Più saremo capaci di viverle e più saremo in grado di emozionare anche gli altri impattando positivamente sulla loro vita.

Per concludere

Credo che questo momento storico abbia accelerato la possibilità di avvicinarci maggiormente ai nostri valori completandoci come esseri umani e rendendoci più attenti a ciò che ha un reale significato. E’ necessario mettere al centro la persona e la sua psicologia, oggi più che mai.

In questo panorama il coraggio, l’amore, l’altruismo e tutte le altre risorse che sono a disposizione del nostro cuore dovranno necessariamente occupare un ruolo di primo piano. Le persone e le aziende che capiranno questo concetto prima degli altri, avranno più facilità nel trasformare il punto di arresto in un trampolino di lancio.

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Bibliografia

Mazzucchelli L., L’era del cuore. Giunti

Luca Mazzucchelli - Co-founder & Direttore Scientifico di Mindwork

Psicologo, psicoterapeuta e direttore della rivista “Psicologia Contemporanea”, che dal 1974 divulga la psicologia in Italia. Già Vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ha fondato il canale YouTube “Psicologia con Luca Mazzucchelli”. Partecipa a diversi programmi televisivi ed è settimanalmente interpellato dai principali quotidiani in merito a questioni inerenti la psicologia e la crescita professionale. Nel 2019 è autore di “Fattore 1%”, edito da Giunti, con più di 20.000 copie vendute in 12 mesi. Nello stesso anno diventa Mental Coach della nota trasmissione “X Factor”.

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