Covid-19 e lavoro. Gli effetti positivi nascosti in una crisi.

E’ passato circa anno dall’inizio della pandemia covid-19, un anno in cui le nostre vite sono cambiate ed un anno di profonda crisi in tutto il mondo. Gli effetti negativi della pandemia covid-19 sono stati innumerevoli e per alcuni sono stati più intensi e gravi, come chi ha perso persone care, il lavoro o si è ammalato.

Ma per i lavoratori e le aziende, il covid-19 ha generato anche effetti positivi?

La parola crisi ha nella nostra lingua un significato prevalentemente negativo. Tuttavia è anche vero che un evento sfavorevole non porta solo effetti negativi e sicuramente analizzandolo, lasciando da parte per un attimo il coinvolgimento emotivo, si possono trovare degli aspetti positivi. Inoltre, anche il modo in cui viene interpretata la situazione ne influenza la sua valenza.

Sulla base di queste premesse ho cercato di pensare a quali possono essere gli aspetti positivi che la pandemia covid-19 con conseguente lockdown e restrizioni ha prodotto per il lavoratori ed il mondo del lavoro. In questo articolo mi soffermerò pertanto solo a riflettere sulle conseguenze positive che possono essere derivate dall’emergenza covid-19. Io ne ho individuate tre.

1) Smart working

Nel bene o nel male uno degli effetti più importanti della pandemia sul posto di lavoro è stata la crescita del lavoro a distanza. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, nella fase più acuta del coronavirus ci sono stati 6,58 milioni di smart worker d’emergenza cioè circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani. Oltre dieci volte più dei 570 mila censiti nel 2019.

Sappiamo che nella maggior parte dei casi non si è trattato effettivamente di smart working ma di lavoro a distanza.

Tuttavia gran parte dei lavoratori ha avuto la possibilità di sperimentare questa nuova modalità di lavoro. Prima del covid-19 vi era in molti casi scetticismo e diffidenza e lo smart working faticava a decollare. Ma questo esperimento forzato di lavoro a distanza ha ribaltato alcune obiezioni di lunga data riguardo questa modalità di lavoro. Uno studio condotto dall’Università di Groningen (Keller et al 2020) ha messo in evidenza che su  1.300 dipendenti che lavorano da casa provenienti da 24 Paesi, una netta maggioranza dichiara di essere ugualmente produttiva (33,7%) o addirittura più produttiva (37,5%) rispetto a prima di covid-19. Mentre il 28,8% dichiara di essere meno produttivo. Sembra quindi che in generale questa modalità di lavoro sia stata apprezzata.

Tuttavia è verosimile che non tutti la apprezzino allo stesso modo, vi siano delle differenze individuali e vi sia anche chi per diversi motivi non si è trovato bene.

Secondo un recente studio (Agota Giedre Raišien et al 2020) i più soddisfatti di questa tipologia di lavoro sono le donne, i dipendenti più giovani e di mezza età, chi può alternare il lavoro a distanza con quello in sede e chi ha sufficiente esperienza professionale e di lavoro a distanza (che hanno cominciato prima dell’emergenza Covid-19). Sono sicuramente tutti spunti utili da cui partire per ottimizzare questa modalità di lavoro.

E’ evidente che il ricorso del lavoro a distanza ha modificato alcune     caratteristiche del lavoro ed il modo in cui le persone si sono rapportate al lavoro ed ai colleghi. E’ verosimile che tra gli effetti ci siano stati i seguenti:

  • Un rilassamento nelle regole tradizionali della presentazione professionale.

C’è ad esempio chi prende appunti mentre accarezza il cane o il gatto, chi si veste più casual. La decisione di vestirsi in modo più casual ad esempio non è solo un desiderio di comfort, ma riflette anche come i dipendenti sentono se stessi e come vogliono che gli altri li percepiscano.

  • Un ambiente di lavoro più umano.

Lavorare da casa offre una visione d’insieme della vita personale dei nostri colleghi, clienti e persino dei nostri capi. Con ogni chiamata Zoom, ci ritroviamo a essere ammessi negli spazi privati dei nostri colleghi in modi senza precedenti. Il lavoro a distanza rende quindi più visibile il personale: la nostra casa, i figli, i cani, i gatti. Questo consente ai dipendenti di vedere i propri colleghi prima di tutto come esseri umani. Di conseguenza, questo comporta di diventare più flessibili e comprensivi man mano che il lavoro e la vita personale si sovrappongono.

  • Minore controllo sui lavoratori.

I datori di lavoro stanno scoprendo che dare la priorità agli output piuttosto che agli input non significa ottenere meno. Si spera che questo conduca a una comprensione diffusa che non importa quando o dove le persone lavorano, purché portino a termine il lavoro.

  • Migliore equilibrio tra vita personale e lavorativa.

Per molti questa modalità di lavoro ha consentito di passare più tempo in famiglia, di evitare il pendolarismo e di gestire il lavoro in maniera più flessibile.

2) Resilienza e sviluppo di nuove competenze

Essere improvvisamente tagliati fuori dal mondo esterno, l’incapacità di connettersi con i colleghi faccia a faccia e la pressione per trovare rapidamente soluzioni hanno sicuramente migliorato la resilienza e l’autosufficienza della maggior parte dei lavoratori. I lavoratori di diverse funzioni hanno fatto esperienza nella risoluzione dei problemi, nel processo decisionale e nell’innovazione rapida. Forse sorprendentemente, anche le capacità di comunicazione saranno migliorate. Sicuramente per molti è migliorata la capacità di comunicare in video. Sono convinta che per molti questo cambiamento ha portato a fare delle riflessioni sul proprio lavoro, le proprie competenze e i punti deboli. Interrompere una routine, delle modalità di lavoro diventate per alcuni quasi un automatismo può aver riportato una maggiore livello di consapevolezza sulle proprie attività, sul modo di lavorare e sugli obiettivi professionali e di vita.

3) Più attenzione al benessere psicologico dei  dipendenti

Il covid-19 con tutto ciò che ha comportato, sta avendo delle conseguenze negative sul benessere psicologico delle persone ma sta evidenziando quanto la salute mentale dei lavoratori sia importante. Uno studio condotto dall’OMS stima che la depressione e i disturbi d’ansia costano all’economia globale 1 trilione di dollari all’anno in perdita di produttività.

Ancora oggi nella nostra società problemi di questa natura, come burnout, depressione o stati d’ansia sono ancora stigmatizzati, nonostante siano disponibili misure risolutive e terapie efficaci.

Ma forse con questa emergenza le cose stanno cambiando.

Da una recente ricerca svolta da BVA Doxa per Mindwork per valutare le conseguenze del lockdown sul benessere psicologico dei lavoratori ed è emerso che Il 40% dei lavoratori italiani intervistati non è del tutto soddisfatto della propria situazione professionale e per tre lavoratori su quattro, le sensazioni maggiormente sperimentate nel quotidiano sono quelle legate ad ansia e stress. In particolare, le più ricorrenti sono: incertezza (45%) e preoccupazione (39%) con una distribuzione omogenea su tutto il territorio nazionale e per tutti i livelli socio-demografici. Sempre secondo i dati di tale ricerca il 37% degli intervistati ha lasciato il lavoro per problematiche emotive legate all’ambiente di lavoro.

Secondo un’indagine realizzata da AXA Europe che ha analizzato, attraverso interviste in 7 Paesi europei, tra cui l’Italia, le abitudini e i comportamenti acquisiti durante l’emergenza. Quasi il 50% degli italiani avverte un deterioramento del proprio stato di salute psicologica e sono le  donne e i giovani sono le fasce maggiormente colpite. Sempre in base ai dati dell’indagine AXE, il Covid-19 ha aiutato gli italiani a concentrarsi maggiormente sul proprio stato di salute psicologico, sempre più avvertito come priorità. Questo lo dichiara 1 italiano su 3. Sembrano finalmente cambiare le cose. L’81% ha imparato ad accettare meglio le persone che scelgono di avvalersi di un supporto professionale. Tra i giovani si osserva una maggiore apertura verso l’aiuto psicologico esterno, soprattutto se coniugato con la tecnologia e il digitale (65%).

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3 consigli agli HR per utilizzare in maniera positiva e costruttiva questo momento?

  1. Prendere tempo per parlare con ciascun dipendente riguardo le sue preferenze circa le modalità di lavoro e aiutare a trovarne uno che si sposi bene alle sue esigenze. In futuro diventerà fondamentale personalizzare la modalità di lavoro e l’offerta rivolta al dipendente.
  2. Valutare l’impatto della situazione attuale sulla propria azienda e sul proprio personale. E’ importante evidenziare dove si trovano i difetti e cercare di migliorarli. Chiedete ai vostri dipendenti cosa hanno imparato dalle circostanze attuali e incoraggiateli a condividere i loro successi e le loro sfide con gli altri. C’è un grande potere nella narrazione.
  3. Iniziare ora a lavorare sulla cultura che si desidera applicare quando l’emergenza finirà. Quali politiche, piani e supporto bisognerà fornire per migliorare definitivamente l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei dipendenti?

Per concludere

L’obiettivo dell’articolo era quello di riflettere sugli aspetti positivi che l’emergenza covid-19, pur nella sua negatività, ha determinato in ambito lavorativo. Sicuramente ve ne sono altri e sarebbe bello se i lettori potessero condividerli nei commenti.

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Bibliografia

Keller, A. C., Knight, C. & Parker, S. K., 30-Jun-2020, Boosting job performance when working from home: Four key strategies.

Raišien A. G., Rapuano V.,  Varkulevičiūtė K.,  Stachová K., Working from Home—Who Is Happy? A Survey of Lithuania’s Employees during the COVID-19 Quarantine Period. Sustainability 2020, 12(13), 5332.

Ruiz-Frutos C., Ortega-Moreno M., Allande-Cussó R., Ayuso-Murillo D., Domínguez-Salas S, Gómez-Salgado J. Sense of coherence, engagement, and work environment as precursors of psychological distress among non-health workers during the COVID-19 pandemic in Spain. Saf Sci. 2021 Jan;133:105.

Quali sono gli effetti del Covid-19 sulla nostra salute mentale? AXA

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