Oggi è la Giornata Mondiale della Salute Mentale: il tema scelto per il 2021 è la salute mentale in un mondo diseguale. 

Questa giornata è un’occasione per riflettere sulla necessità che tutte le persone ricevano il sostegno per la loro salute psicologica, a prescindere da razza, genere, età, disabilità, orientamento sessuale e classe sociale.

In questa occasione, e in base al tema scelto, trovo doveroso citare Michael Marmot, epidemiologo e ricercatore inglese. Marmot nel suo libro “La salute disuguale: la sfida di un mondo ingiusto” riporta il proprio desiderio di porre l’accessibilità alle cure sul piano non solo politico e sociale, ma anche morale. Afferma, infatti, che la maggior parte delle disuguaglianze che viviamo intorno a noi sono ingiuste, e, per questo, dobbiamo lavorare per ridurle il più possibile, in qualsiasi contesto e momento della nostra vita. Ognuno di noi, come singolo, gruppi o governi, può fare ogni giorno un piccolo passo per abbatterle.

La salute mentale in numeri

I dati che abbiamo in riferimento alla salute mentale sono abbastanza allarmanti. Ogni azione svolta per cercare di migliorare questo trend è pertanto sicuramente fondamentale. Oggi, quasi 1 miliardo di persone vive con un disturbo mentale e nei paesi a basso reddito oltre il 75% delle persone che ne sono affette non riceve cure. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la pandemia di COVID-19 ha interrotto, o in alcuni casi fermato, i servizi critici di salute mentale. È successo nel 93% dei paesi del mondo. 

La salute mentale in azienda

Secondo l’indagine BVA Doxa svolta a settembre 2021 sul benessere psicologico di lavoratori e lavoratrici in Italia, quasi l’85% delle persone considera il proprio benessere psicologico generale correlato al proprio benessere sul lavoro e viceversa. Il 92% ritiene importante che l’azienda si occupi attivamente del benessere psicologico dei propri dipendenti. E una 1 persona su 3 dichiara di essersi assentata dal lavoro a causa di malessere emotivo, dovuto a eccessivi carichi di stress e ansia che non riusciva più a sostenere.

Il dato che ancora ci deve far riflettere è che il 40% del campione riferisce di non sentirsi libero di parlare del proprio malessere emotivo nel suo luogo di lavoro, segnale che nelle aziende è ancora presente lo stigma.

Spostandoci in America,  il rapporto 2021 sulla salute mentale sul lavoro di Mind Share Partners in collaborazione con Qualtrics e ServiceNow, offre il confronto tra lo stato di salute mentale, lo stigma e la cultura del lavoro nei luoghi di lavoro statunitensi prima e durante la pandemia. Dalla ricerca emerge che, sebbene i tassi di abbandono del 2019 fossero già sorprendentemente alti, da allora sono aumentati ancora di più. Il 68% dei Millennial (50% nel 2019) e l’81% della Generazione Z (75% nel 2019) hanno lasciato il loro lavoro per motivi di salute mentale

Il 91% degli intervistati ritiene che la cultura di un’azienda dovrebbe supportare la salute mentale, in aumento rispetto all’86% del 2019. L’aspetto più interessante è che oggi si parla di salute mentale sul lavoro di più rispetto al 2019: questo è un passo importante per l’eliminazione dello stigma. 

Cosa possono fare le aziende

Le sfide e i traumi portati dalla pandemia nell’ultimo anno e mezzo hanno comunque fatto mettere l’importanza del benessere dei dipendenti tra gli obiettivi prioritari dei datori di lavoro, come mai accaduto prima. Si è accelerata sicuramente l’importanza di affrontare lo stigma riguardante la salute mentale e il suo legame con la diversità, l’equità e l’inclusione.

Sia dai dati italiani che da quelli statunitensi, emerge sicuramente che le aziende debbano investire sempre di più – e più velocemente – sul benessere delle proprie persone. Per fare ciò, devono agire inevitabilmente sulla cultura aziendale, sulla flessibilità e sull’empatia.

Cultura aziendale

Il benessere psicologico deve diventare un valore collettivo, capace di unire azienda e dipendenti in un progetto a lungo termine condiviso e sostenibile. 

La formazione e la sensibilizzazione sul tema deve essere costante a tutti i livelli organizzativi. Manager e dipendenti devono imparare a normalizzarla e affrontarla. Soprattutto manager e team leader, dovrebbero avere una conoscenza degli strumenti e delle azioni che possono intraprendere per ridurre lo stigma all’interno dell’organizzazione. In questo modo è più facile promuovere un ambiente lavorativo centrato sulla trasparenza e sicurezza psicologica.

Flessibilità

Secondo l’indagine BVA Doxa il 51% dei lavoratori e delle lavoratrici ritiene che le responsabilità e gli impegni di lavoro interferiscono con la vita privata e/o familiare. Emerge pertanto la difficoltà a definire confini netti tra vita e lavoro, con la percezione che siano soprattutto gli impegni lavorativi a pesare sulla vita personale. Alla luce di questo, per meglio gestire il bilanciamento tra vita privata e lavoro, la flessibilità diventa un obbligo.

Per i lavoratori e le lavoratrici sapere che vi siano dei momenti di confronto con i propri manager per parlare delle proprie preferenze in termini di disponibilità, autonomia, gestione carichi di lavoro e flessibilità, supporta sicuramente l’inclusione e il benessere mentale.

Empatia

All’interno delle aziende è necessario facilitare momenti di comunicazione e “connessione profonda” tra i manager e i propri collaboratori e le proprie collaboratrici. Il sentirsi ascoltati, supportati e non giudicati aiuta a vivere meglio la vita aziendale e personale. 

Sarebbe bello che diventasse un’abitudine quotidiana chiedere “Come stai?” ai colleghi e alle colleghe con cui entriamo in contatto e avere la serenità di rispondere come ci si sente in realtà, senza paure e timori di giudizio e ripercussioni. Questo permetterebbe di far scattare nell’altra persona strategie di aiuto e supporto, che possono davvero fare la differenza per le aziende e le singole persone. 

Concludo l’articolo con un invito ad una riflessione per la giornata di oggi, presa dal film “Joker”: “La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi” (Arthur Fleck, alias Joker, protagonista del film).

La giornata della salute mentale per Mindwork: Head On 2021

Per noi di Mindwork la giornata mondiale della salute mentale è un evento importante per promuovere la salute mentale ed eliminare lo stigma che gira intorno ad essa nei luoghi di lavoro. Per questo, il 12 ottobre abbiamo organizzato l’evento Head On – Mind your business. Un evento per riflettere insieme a CEO, Business Executive e HR Director sul ruolo che la salute psicologica ha per il benessere, la sostenibilità, l’inclusione e l’employer branding. Scopri di più cliccando qui.

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Bibliografia

Workplace mental health in 2021: how can leaders build enduring change? Forbes

Research: people want their employers to talk about mental health, Harvard Business Review

World Mental Health Day 2021, World Health Organization (WHO)

World Mental Health Day 2021, Mental Health UK

A new era for mental health at work, Harvard Business Review

Mal d’ufficio, i giovani i più colpiti da stress e ansia sul posto di lavoro, La Repubblica

Michael Marmot, La salute disuguale: la sfida di un mondo ingiusto”, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 2016.

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