La gentilezza (ri)paga sempre, soprattutto in azienda.

“Sii gentile quando possibile. È sempre possibile” – Dalai Lama.

Quando pensiamo alla gentilezza ci vengono in mente piccoli gesti che possiamo avere nel corso delle nostre giornate come, per esempio, un saluto con un sorriso o un saluto seguito dalla richiesta “come stai?”. Oppure fare un complimento, fare un regalo, etc…. In realtà questi gesti fanno parte di un codice comportamentale legato al concetto di cortesia e educazione.

La gentilezza, invece, ha fin dalle origini un significato più profondo. La parola “gentile” deriva dal latino “gentilis”, che significa “appartenente alla stessa stirpe”. Gentilezza dunque significa appartenenza a un gruppo di persone, essere presenti e essere accettati e protetti, così come accade nel mondo animale, dove la sopravvivenza è garantita grazie al supporto e alla protezione del branco.

Si intende, quindi, comportarsi nei confronti degli altri con l’intento di creare un ambiente inclusivo e piacevole per tutte e tutti, in cui regni la fiducia reciproca.
Numerosi studi affermano che la gentilezza comporta vari benefici e, in generale, praticare o ricevere atti gentili aumenta la percezione di benessere personale e rende più positivi e bendisposti verso l’altro.

In azienda questo significa fare squadra e creare team che lavorano nel raggiungimento degli obiettivi senza tralasciare il benessere delle persone e il piacere di stare bene insieme.

Harvard Business Review, infatti, ha pubblicato uno studio che conferma che gli atti di gentilezza al lavoro “ricaricano” sia chi li fa sia chi li riceve e, sul lungo termine, creano un migliore clima all’interno del team.

Dai dati emerge che nelle aziende in cui si incoraggiano gli atti di gentilezza si creano dei circoli virtuosi che creano una “cultura della generosità” condivisa. Le azioni gentili sono direttamente correlate alla produttività, all’efficienza, e, di contro, a meno stress e turnover.

La fretta: primo nemico della gentilezza

“Non ho mai tempo”, “sono sempre di corsa” oppure “non sono neanche riuscito a pranzare per completare le cose che avevo da fare” sono tutte frasi che sentiamo o utilizziamo quotidianamente. La fretta può avere effetti devastanti su noi stessi, sulle relazioni e di conseguenza su tutte le attività lavorative che svolgiamo con le persone.

Se, per esempio, il rapporto quotidiano che abbiamo con noi stessi si basa sulla fretta e sulla trascuratezza su quello che sentiamo e proviamo, il nostro livello di produttività andrà a scemare. Oppure in un team la fretta di raggiungere il risultato può far trascurare momenti piacevoli di interazione, visto che si è più concentrati sulla performance che sulle persone e i loro bisogni.

In entrambi gli esempi si tralascia la consapevolezza che il nostro operato è influenzato da ciò che ci circonda, il contesto, le relazioni e la comunicazione.

Trattarsi bene e trattare bene le altre persone non può essere considerata una perdita di tempo. Non richiede “fronzoli” particolari, ma solo il rispetto per se stessi e dell’altro in un’ottica di inclusione e accettazione.

Il conto corrente della gentilezza

Mi piace riportare l’esempio del conto corrente della gentilezza che Canuti e Palma riportano nell’interessante libro “La gentilezza che cambia le relazioni”, in cui si prende spunto dal mondo finanziario come metafora per capire l’importanza della gentilezza nei rapporti personali e professionali. Se apriamo un conto corrente della gentilezza e facciamo dei depositi versando cortesia, onestà e gentilezza creiamo un saldo positivo, così le relazioni sono fluide, efficaci e positive. Se invece siamo scortesi, non inclusivi, irrispettosi nei confronti delle persone “preleviamo” dal conto che entrerà facilmente in rosso, creando così problematiche a livello personale e organizzativo. Specialmente con le persone con cui abbiamo una relazione quotidiana o quasi, è necessario tenere sempre sotto controllo il saldo positivo per vivere bene la relazione visto che le occasioni di prelevamento possono essere molteplici.

6 azioni per migliorare le relazioni (non solo) al lavoro.

  1. Comprendere la persona. La comprensione dell’altra persona è la forma di deposito più importante. Conoscere il o la collega con il/la quale trascorriamo la maggior parte del nostro tempo implica riconoscere il suo valore.
  2. Badare alle piccole cose. Spesso le piccole cose fanno la differenza nella relazione e non sono scontate. Come per esempio ringraziare il/la collega per il tempo che ci ha dedicato per spiegarci una nuova procedura o per averci semplicemente aiutato a cercare qualcosa che avevamo perso.
  3. Mantenere gli impegni. Non mantenere un impegno rappresenta una fonte di prelevamento importante e rischia di minare la fiducia e la relazione stessa. Pertanto sforzarci di essere affidabili è una buona pratica per creare un clima di sicurezza e tranquillità con le persone che ci circondano.
  4. Chiarire le aspettative. Spesso diamo per scontato che le nostre aspettative siano chiare per le atre persone e quando capiamo che non è così ci rimaniamo male. E’ sempre utile ed efficace chiarire ed esplicitare le nostre aspettative per permettere alle altre persone di capirci e di poterci supportare.
  5. Dar prova di coerenza personale. Uno dei modi più importanti di manifestare coerenza è avere uno stile di vita che rispetta i nostri valori. Perché grazie a loro riusciamo ad avere una guida nelle nostre decisioni e nelle nostre scelte.
  6. Scusarci sinceramente in caso di prelevamento. Può sicuramente capitare di “prelevare”, la “disconferma” (ossia la mancanza di riconoscimento del ruolo, con tante azioni correlate come per esempio mancati inviti a riunioni, etc…) è uno dei modi più utilizzati in azienda. Chiedere scusa in modo sincero e consapevole è un modo per riallinearci. Per poterlo fare occorre essere sicuri di se stessi ed avere saldi i propri valori, senza per questo farci apparire più deboli o perdere la nostra autorevolezza.

Per concludere

Come disse Viktor Frankl (Psichiatra austriaco, sopravissuto alla strage di Auschwitz) “la libertà fondamentale dell’uomo è quella di scegliere come si comporterà in ogni situazione”. Infatti, con chiunque siamo, qualunque sia il contesto e la comunicazione in essere, solo noi possiamo  scegliere quali parole utilizzare, quali azioni fare o quali attenzioni e  presenza offrire all’altra persona.

“Una persona gentile sa essere sgradevole, se vuole. Sceglie di non esserlo, semplicemente” – Massimo Bisotti.

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Bibliografia

Canuti L, Palma A.M., La gentilezza che cambia le relazioni. Franco Angeli

Goleman D., Focus. Perché fare attenzione ci rende migliori e più felici. Rizzoli

Zukav G., Il potere autentico delle relazioni. Corbaccio

Don’t underestimate the power of kindness at work, Harvard Business Review

Making kindness a priority in the workplace, Forbes

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