Expat. Come vivere all’estero senza stress.

di Chiara Renzi

Trasferirsi o vivere all’estero: novità, cambiamenti, stress e difficoltà

Accanto al brivido dell’avventura e al fascino della novità, le partenze o certi momenti della permanenza all’estero possono riservare alcune difficoltà che è importante tenere in considerazione, come per esempio lo stress.

Le ricerche scientifiche ci dicono che trasferirsi, cambiare scuola o cambiare lavoro sono elencati tra gli eventi di vita e le transizioni che sono legati a un grado significativo di stress. Da un lato, lo stress può essere un fenomeno utile per aiutarci a tirare fuori le nostre migliori risorse, ad aumentare la nostra autostima e a sviluppare la nostra capacità di adattarci ad ambienti e condizioni differenti. In altri casi, tuttavia, quando non viene adeguatamente gestito e diventa una condizione cronica, può togliere energie e aumentare la nostra vulnerabilità allo sviluppo di una sofferenza psicologica e fisica.

Gli italiani all’estero: alcuni dati

L’Italia è un paese di grandi migratori, e ancora oggi in molti scelgono di lasciare il nostro Paese. Giovani in cerca di migliori prospettive di studio e di lavoro, ma anche adulti e anziani prendono la decisione di spostarsi all’estero. I dati dell’AIRE (Anagrafe italiani residenti all’estero) ci dicono che il numero di expat è in costante aumento nell’ultimo decennio. Anche il numero di studenti in Erasmus è cresciuto nel 2018 (38.000 studenti partiti, 1.500 in più rispetto all’anno accademico precedente) e si stima che quest’anno ci sarà un nuovo boom di partenze.

Come rilevare i segnali di stress

La prima cosa quindi è imparare a riconoscere i segnali di questa condizione.

  1. Ascoltare il corpo. Lo stress si può manifestare sotto forma di tensione muscolare che può portare a frequenti mal di testa, mal di schiena o a digrignare i denti. Si possono avere difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci, cambiamenti nell’appetito (che può aumentare o diminuire), aumento del consumo di alcolici o droghe, cambiamenti nel modo di respirare (respiri più brevi e veloci), aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna.
  2. Monitorare ciò che fa la nostra mente. In situazioni nuove tendiamo naturalmente a provare ansia, uno stato emotivo che ci aiuta a “metterci al passo” con eventuali pericoli futuri e prevenirli. In alcuni casi, però, questo stato tende a persistere e autoalimentarsi, con il risultato di trovarsi in uno stato di allarme e preoccupazione costante. Ad esempio, si continua a pensare ad eventi negativi con conseguenze che possono sembrare catastrofiche e ci si sente in un vicolo cieco.

Mappare le “aree critiche”

Un altro aspetto importante è fare chiarezza. Capire quali sono, tra le varie possibilità e gli aspetti del trasferirsi o del vivere all’estero, quelli che ci mettono particolarmente in difficoltà e quelli che possono contribuire ad aumentare il disagio.

Un documento di Internations frutto di un sondaggio tra i membri della loro comunità di expat riporta che le difficoltà più temute dagli expat sono:

  1. la perdita del supporto sociale (come la rete di amici o familiari), in particolare tra i giovani sotto i 30 anni;
  2. difficoltà nella relazione con il partner, sia a causa della distanza, oppure perché il trasferimento è stato dettato dal desiderio di riunirsi ma ha comportato delle rinunce in altri ambiti come quello lavorativo;
  3. barriere linguistiche, che possono portare ad un maggiore isolamento sociale e a difficoltà nell’integrazione nel nuovo Paese;
  4. shock culturale, ad esempio, ma non solo, quando ci si trasferisce in un altro continente. Molti possono essere preoccupati per la propria situazione economica o per la mancanza di un network professionale.

Coloro che già vivono all’estero da qualche tempo possono sentire il desiderio di rimpatriare, ma essere preoccupati delle implicazioni di un nuovo spostamento. Vivere, quindi, il rientro come un fallimento anziché come una delle possibili evoluzioni di un’esperienza più o meno lunga all’estero.

Un aspetto importante da tenere in considerazione è che almeno il 10% degli expat intervistati ritiene che il trasferimento abbia avuto un impatto sulla propria salute psicologica.

Se si sta prendendo la decisione di trasferirsi o già ci si trova all’estero può essere utile tenere conto delle possibili difficoltà tra quelle che abbiamo elencato e lavorare a delle strategie per superarle.

Alcuni suggerimenti per gestire lo stress

Di seguito si possono trovare degli spunti pratici e non per aiutarti a gestire lo stress del trasferimento o della vita all’estero o per vedere la situazione sotto diversi punti di vista.

  1. Impara la lingua del posto. Alcuni si trasferiscono con l’intento specifico di imparare la lingua del Paese di destinazione, ma molti altri si trasferiscono per altre ragioni (di studio, professionali, affettive, di qualità della vita). Da un lato, è vero che l’inglese è sempre più diffuso. Spesso, quindi, si pensa che sia sufficiente parlare inglese, anche se non si vive in un paese anglofono come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti. Tuttavia, imparare la lingua del posto dà accesso a molte più possibilità. Dalle attività da svolgere, alle persone che si possono frequentare, a piccoli compiti della vita quotidiana come fare acquisti nei mercati o scambiare due parole con i vicini o con le persone del posto. Seguire un corso di lingua è anche un’ottima occasione per conoscere altri expat! (vedi il prossimo punto).
  2. Segui un corso. Molti pensano di trasferirsi e dedicarsi unicamente al lavoro o allo studio, o alla ragione per cui si sono trasferiti. Questo però rischia di impoverire la rete sociale e di concentrare tutto l’investimento in un unico ambito. Il benessere aumenta invece nel momento in cui possiamo trarre soddisfazione da più settori. Hai sempre desiderato imparare a dipingere, cantare, parlare swahili, fare acroyoga? Seguire un corso è un’ottima occasione per farsi nuovi amici che condividono le tue passioni, non (solo) il tuo lavoro.
  3. Crea una rete di supporto sociale sul posto. Ad oggi, grazie ai social network, le possibilità di contatto sono enormi. Esistono network come Internations appositamente studiati per professionisti che si trasferiscono all’estero. Couchsurfing, una comunità di viaggiatori online, offre spesso ritrovi o gruppi di discussione tra gente del posto e viaggiatori. Ma anche altri social network “classici” come Facebook ospitano sempre più frequentemente gruppi per expat e studenti all’estero in ciascuna città o nazione. Esistono anche gruppi Whatsapp a cui si può chiedere di essere aggiunti per restare in contatto diretto con gli altri expat della stessa città. Da non sottovalutare, infine, anche i metodi più tradizionali. Spargi la voce tra amici e conoscenti, può essere che qualcuno che conoscono viva nella città in cui ti trovi o in cui ti vuoi trasferire e possa darti un supporto o abbia piacere a farsi dei nuovi amici in città!
  4. Mantieni i contatti. Per molte persone è importante sentire il legame con il proprio Paese o il proprio ambiente di origine per affrontare al meglio le situazioni nuove. Sembra semplice, ma si sa, quando si vive lontani può essere difficile mantenere i contatti con amici e familiari. Gli orari non coincidono, non si possono più fare attività assieme, non ci si incontra più in giro. A volte, un po’ di pianificazione può aiutarci a superare qualcuno di questi ostacoli. Puoi fissare degli appuntamenti usando i social network, oppure, programmare con anticipo dei rientri a casa e prenotare i biglietti a prezzi ridotti. Anziché tornare a casa solo quando senti la mancanza o in casi di emergenza, potrai gustarti il ritorno e la partenza come normali eventi del tuo vivere all’estero.
  5. Non “tirare la corda”. Se ti accorgi di essere spesso in una condizione di stress e sovraccarico: datti la possibilità di fermarti. In diversi casi, chi si trasferisce all’estero tende a porsi degli obiettivi ambiziosi o ad avere delle aspettative elevate, a lavorare intensamente, a voler dimostrare a se stessi e agli altri di potercela fare. A volte però capita per questo di non dare peso ai segnali di affaticamento fisico e psicologico. È utile ricordarsi, però, che non stiamo correndo uno sprint. Prendere delle pause (che sia per tornare a casa, o per fare un viaggio di piacere, o per fare il punto della propria situazione o semplicemente per riposarsi) fa parte del percorso, non è una deviazione né un rallentamento.
  6. Non temere di chiedere aiuto. Avere difficoltà durante la permanenza all’estero è qualcosa di molto comune tra chi vive quest’esperienza. Alcuni possono vivere la mancanza di casa, le difficoltà ad adattarsi a un nuovo stile di vita e a una cultura differente, e il desiderio di ritornare in patria come un fallimento, una sconfitta o una debolezza. Sono condizioni che, invece, vanno prese in considerazione con cura e legittimate. Confrontarsi con altre persone che hanno vissuto la tua stessa esperienza o con un esperto può aiutarti. Quando ci si rende conto che la sofferenza ci impedisce di vivere una vita serena, è fondamentale chiedere il supporto di uno specialista, eventualmente esperto di tematiche relative al trasferimento all’estero.

La diffusione delle piattaforme di supporto in videochiamata, come Mindwork, l’aumento nella velocità delle connessioni in molte parti del mondo, e la diminuzione dei costi dei piani telefonici, rende sempre più semplice intraprendere percorsi di consulenza psicologica online.

Temi comuni, storie diverse, tutte da raccontare

Spesso si possono ritrovare dei temi o dei bisogni comuni tra chi prende la decisione di trasferirsi o chi vive all’estero. Anche molte difficoltà che si incontrano nelle diverse fasi del trasferimento e della vita all’estero possono essere simili in certi casi. In ultimo, però, bisogna considerare che ogni trasferimento è il risultato di una storia di vita diversa, di spinte motivazionali personali o familiari, di desideri profondi, di necessità vissute. Se le statistiche e le indicazioni “generali” ci aiutano a dare una dimensione comunitaria e condivisibile, non bisogna perdere la dimensione individuale. Ognuna di queste storie ha un valore nell’essere raccontata e condivisa.

Richiedi un colloquio in videochiamata se sei all’estero e necessiti di un supporto per la gestione dello stress.

Bibliografia

Paykel ES, Prusoff BA, Uhlenhuth EH., Scaling of Life Events.

AIRE/Fondazione Migrantes. Rapporto Italiani nel Mondo 2018. A cura di: Delfina Licata. Tav Editrice. 

Il Sole 24 ore

Holmes T, Rahe R., The Social Readjustment Rating Scale.

Internations.org

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