Relazioni tossiche in azienda. Come la pandemia influisce sui rapporti difficili al lavoro.

Nella vita privata e lavorativa le relazioni interpersonali possono essere serene e stimolanti, certamente altalenanti nelle dinamiche emotive ma purtroppo possono trasformarsi e diventare “tossiche”.

Nel lavoro questo vale nella relazione tra il responsabile e il collaboratore, tra colleghi di pari livello, nel gruppo temporaneo di lavoro, tra responsabili della stessa area lavorativa o di diversa area. Oppure con soggetti esterni all’azienda con cui si entra in contatto professionalmente.

Relazioni tossiche

Vengono chiamate “Relazioni tossiche” perché rendono il clima lavorativo velenoso, nocivo e irrespirabile e perché ledono la serenità del singolo lavoratore o di un intero team.

Pensiamo alle diverse tipologie di colleghi: frenetici, manipolatori, pettegoli, procrastinatori etc… Oppure ai diversi episodi di discriminazione, vessazioni o atti di mobbing o bullismo.

In questo periodo storico inizialmente il lavoro da casa è stato percepito in modo ottimistico perché si pensava che evitando di vedersi personalmente potevano sparire anche le relazioni tossiche. In realtà non è stato così, la pandemia ha generato nuove occasioni di pericolo dettate dalle relazioni virtuali. Si è spostato tutto su WhatsApp, e-mail, sms, chat.

Sono emersi così linguaggi offensivi da parte di colleghi o responsabili irritati e frustati dalla nuova condizione, discriminazioni ed esclusioni per decisioni o per partecipare ad esempio ad una riunione virtuale.

Del resto la comunicazione virtuale da una sensazione di anonimato che può indurre le persone ad agire in modi che eviterebbero di persona. Inoltre i confini tra lavoro e vita privata sono diventati sempre più sfumati. Pertanto il fatto di stare a casa può indurre le persone ad essere più informali, quindi fare commenti inappropriati o anche osservazioni apparentemente scherzose, ma indesiderate per chi le riceve.

Si creano così le condizioni per un allentamento degli stili consueti nei rapporti di lavoro e di alcune autodifese adottate normalmente per gestire i rischi di invadenza dei colleghi tossici.

Cosa può fare l’organizzazione?

La ricerca psicologica conferma che la pandemia sta mettendo in luce relazioni inadeguate e tensioni lavorative già esistenti.

Tutti conveniamo che l’azienda non può essere un’isola felice sempre e comunque. E’ pur vero, però, che chi gestisce le persone ha una responsabilità nel saper riconoscere i comportamenti, propri o altrui, che danneggiano il contesto lavorativo.

Talvolta le stesse relazioni tossiche nascono dai propri responsabili, e questo oggi deve diventare inaccettabile. L’errore che spesso fanno i vertici aziendali è scegliere come responsabili chi è competente da un punto di vista tecnico e pongono in secondo piano le capacità personali che sono invece fondamentali e necessarie per ruoli di responsabilità. Bisogna implementare la consapevolezza degli stili di leadership per agire sui comportamenti manageriali disfunzionali.

L’organizzazione si deve dar da fare per contrastare la sensazione che il benessere relazionale sia messo in secondo piano. I dipendenti vogliono percepire di essere tutelati dalla propria azienda, sia che si lavori da casa o in ufficio, è indifferente.

Cosa può fare il singolo?

Sul lavoro non sempre si possono scegliere i propri colleghi, pertanto, visto che dedichiamo tante ore della nostra vita al nostro lavoro, è importante in primis per noi stessi, poi ovviamente anche per i colleghi, ricercare la “salubrità dell’aria” che si respira in azienda.

Dal punto di vista individuale ci sono varie strategie per gestire relazioni a rischio tossicità in tempi di pandemia. Di seguito qualche consiglio:

  1. Sfruttare il distanziamento a proprio vantaggio evitando di dare spazio alle persone “tossiche”.
  2. Stabilire dei confini temporali in cui “sono al lavoro” e “non sono a lavoro” e non tollerare invasioni nella propria vita extra lavorativa.
  3. Connettersi con colleghi di cui abbiamo stima e fiducia per confidarci e ricevere feedback costruttivi.
  4. Chiedere un supporto psicologico se si pensa che il carico emotivo sia eccessivo e non più gestibile da soli. O semplicemente se si vogliono migliorare le proprie strategie di gestione relazionale.

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Per concludere

Lo scarso senso di responsabilità collettiva, la bassa trasparenza, un clima organizzativo che tollera certe tipologie di comportamenti nocivi tendono a far aumentare i comportamenti alla lunga distruttivi per l’efficacia lavorativa e i sentimenti di fiducia reciproca. Tanto più se ciò avviene in un momento di elevata emotività indotto dalla pandemia, che tende a provocare la chiusura in se stessi, con la seguente riduzione della probabilità di aiutarsi e sostenersi a vicenda.

Rendere salubre un ambiente di lavoro è sia responsabilità di chi gestisce l’azienda ma anche dei singoli componenti che la compongono, a prescindere dal grado gerarchico che ha.

Oggi più che mai bisogna puntare sulla formazione delle soft skills, sviluppare l’intelligenza emotiva e il senso di responsabilità che rappresentano  l’antidoto rispetto alla tossicità delle relazioni e al clima organizzativo “inquinato”.

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Bibliografia

Psicologia Contemporanea n.282 (2020), n.225 (2011).

Castiello d’Antonio A., D’Ambrosio Marri L., (2019) Conflitti. Come leggere e gestire i contrasti per vivere bene. Giunti.

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