Sentirsi soli al lavoro. Perché la solitudine non ha impatto solo sul singolo.

Abbiamo dimenticato cosa sia guardarsi l’un l’altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, curarsi l’uno dell’altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine.
(Leo Buscaglia, Vivere, amare, capirsi)

La solitudine è una delle grandi emergenze delle società del ventunesimo secolo e sebbene non sia un prodotto dal Covid-19, la pandemia ha indubbiamente aggravato la situazione e ci ha resi più consapevoli del problema.

Il lavoro è di per sé socialità: relazioni, condivisioni, conflitti etc… Quando quegli ingranaggi personali e sociali non sono allineati, quando non ti connetti con le persone con cui trascorri così tante ore al giorno, ti senti solo.

La solitudine è un’emozione personale, ma il suo effetto si riverbera, diventando una preoccupazione per il gruppo, l’organizzazione e la comunità.

Le ricerche

Senza forti relazioni interpersonali, le persone si isolano e riducono il lavoro di squadra al minimo indispensabile. Una ricerca della Smith School of Business della Queen’s University e della Gallup Organization suggerisce che le aziende con elevato grado di solitudine sperimentano il 37% in più di assenteismo, il 49% in più di incidenti e il 16% in meno di redditività.

Nel 2018, Barsade e Hakan Ozcelik, ricercatori presso la California State University, hanno deciso di determinare i legami tra la solitudine sul posto di lavoro e le prestazioni lavorative.

Nello studio, pubblicato sull’Academy of Management Journal, i ricercatori hanno riunito 672 dipendenti e i loro 114 supervisori in due organizzazioni.

Dopo aver analizzato i dati, i ricercatori hanno scoperto che una maggiore solitudine sul posto di lavoro era collegata a prestazioni lavorative inferiori. Le ragioni per cui i lavoratori solitari sembravano essere meno performanti nel loro lavoro erano riconducibili alla loro bassa socialità e convivialità con i colleghi e la mancanza di senso di appartenenza nei confronti dell’azienda.

In The Progress Principle, Teresa Amabile e Steven Kramer scrivono di uno degli ingredienti vitali di ciò che ci rende realizzati nel nostro lavoro: il fattore nutritivo della connessione umana. Riconoscimento e gratitudine, incoraggiamento, supporto emotivo sono tutti elementi del fattore nutrimento, aspetti del lavoro che così spesso sono trattati come fattori secondari.

L’attenzione è la forma più rara e pura di generosità“, scriveva Simone Weil, e in quella che sembra essere una vita frenetica e stressante, questa sembra una verità assodata. I nostri atteggiamenti pragmatici nei confronti del lavoro hanno poco spazio per considerare l’attenzione e la generosità come aspetto rilevante.

Il fattore nutritivo invece, alimenta i rapporti lavorativi, ci rende più resistenti e resilienti, insomma ci aiuta a stare bene in azienda.

L’impatto della solitudine sul posto di lavoro

Influisce sulle relazioni interpersonali

La solitudine sul posto di lavoro innesca il ritiro emotivo. Quando le persone si sentono sole, iniziano a ritirarsi dagli eventi sociali. Smettono di comunicare e interagire con i loro colleghi, di partecipare ad attività che implicano il lavoro in gruppo.

Di conseguenza, anche altri dipendenti smettono di includerli nelle attività e nei processi decisionali.

Deteriora la salute mentale

La ricerca psicologica dell’NCBI ha citato la solitudine come uno dei motivi principali di malessere psicologico. Questi sentimenti di isolamento possono causare depressione, ansia e in alcuni casi estremi anche il suicidio. La solitudine spesso fa sentire le persone disconnesse da coloro che le circondano. Sentono che nessuno li capisce e nessuno si preoccupa di loro. La solitudine alimenta molti dubbi su se stessi alimentando così l’insicurezza personale.

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Indebolisce la salute fisica

Quando le persone si sentono sole, possono colmare la loro tristezza con comportamenti che non fanno bene alla propria salute. Quindi, iniziano a fumare o consumare alcol o diventare dipendenti da droghe. Oltre a questo, la solitudine aumenta il rischio di gravi malattie cardiovascolari. Uno studio del 2016 che ha coinvolto 181.000 adulti ha rilevato che la solitudine aumenta il rischio di malattia coronarica del 29%.

Peggiora le competenze

La solitudine ha effetti dannosi non solo sul benessere fisico ed emotivo ma anche cognitivo.

Uno studio del 2019 su oltre 11.000 persone ha rilevato che gli uomini che hanno segnalato un isolamento sociale superiore alla media e le donne che hanno riferito un crescente isolamento sociale hanno entrambi sperimentato un declino superiore alla media della funzione della memoria entro due anni dall’indagine.

Pertanto, la solitudine e l’isolamento possono inavvertitamente influenzare il risultato di un dipendente nonostante in precedenza fosse un top performer.

Riduce il coinvolgimento dei dipendenti

Poiché i dipendenti sentono di non essere connessi emotivamente con i colleghi, si distaccano dall’organizzazione e dal suo successo. La mancanza di appartenenza riduce il loro impegno nell’organizzazione stessa. I dipendenti sono raramente coinvolti nelle funzioni dell’organizzazione e nei processi decisionali importanti.

Abbassa la motivazione al lavoro

Quando i dipendenti si sentono soli al lavoro non si sentono motivati a lavorare e non traggono alcun piacere dal loro lavoro. Nonostante siano disinteressati, i dipendenti potrebbero continuare a lavorare. Il rischio maggiore di lavorare in questo stato è il burnout con la conseguente riduzione della propria produttività.

3 consigli per “nutrire” te stesso e il tuo team al lavoro

1. Inizia da te stesso e impara a condividere.

Quindi sii gentile e attento a te stesso prima. Spesso siamo così focalizzati sul portare a termine il nostro lavoro che non abbiamo il tempo di ascoltare noi stessi.

Inoltre, raggiungi e condividi con gli altri il tuo lavoro, le tue emozioni, i tuoi racconti.

2. Mostra la tua attenzione.

Essere presenti, essere disponibili e prestare attenzione, anche in una breve interazione, può fare davvero la differenza per te e il tuo team. I manager non possono dire di avere a cuore i membri del loro team senza essere mai pronti ad ascoltarli. Fornisci continui feedback costruttivi.

3. Prenditi del tempo per fare piccole cose.

Anche i piccoli gesti che sono premurosi per noi e per gli altri possono fare una differenza per eliminare i sentimenti di isolamento che accumuliamo nel corso della giornata, come per esempio offrire un caffè o semplicemente chiedere se si ha bisogno di un aiuto.

Organizzazioni e leader devono focalizzarsi anche sul livello di solitudine dei propri dipendenti per creare una forza lavoro sempre più coinvolta e performante. Pertanto devono fornire alle persone un maggiore senso di accettazione, sostegno e inclusione.

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Bibliografia

T. Amabile e S. Kramer, The Progress Principle. Havard Business Review Press

Ozcelik H., Barsade S. G., No Employee an Island: Workplace Loneliness and Job Performance, Academy of Management

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