La resilienza al lavoro. Ecco le caratteristiche di chi si adatta ai cambiamenti e ne gestisce lo stress.

“A nessun uomo può capitare un evento che non spetti all’uomo, né a un bue può accadere ciò che non spetta al bue, né alla vite ciò che non spetta alla vite, né a una pietra ciò che non spetta alla pietra. Se dunque ad ogni cosa capita ciò che è solito e naturale, perché mai dovresti provar fastidio? La natura comune non ha prodotto nulla che tu non possa sopportare”.

Marco Aurelio – 

Cosa si intende per resilienza?

Il termine resilienza deriva dal latino “resalio” e questo verbo indicava chi “saltava” da un’imbarcazione capovolta, resistendo alla difficoltà per mettersi in salvo. Da qui il termine moderno di resilienza, che indica laproprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi”.

In psicologia, la resilienza è la capacità di resistere, fronteggiare e riorganizzare positivamente la propria vita dopo aver subito un evento negativo. E’ stata molto studiata in relazione agli eventi traumatici. George Bonanno, che si è occupato di resilienza ed ha condotto numerose ricerche scientifiche in questo ambito, ritiene che essa sia la reazione più comune e “geneticamente determinata” alla perdita o al trauma. Per Bonanno la resilienza è una naturale capacità di recupero ed una componente principale delle reazioni al dolore e al trauma nelle persone che subiscono gravi perdite, come la morte di un coniuge, la perdita di un figlio, o in situazioni di forte stress. Per Bonanno quindi la resilienza è una risposta normale alle situazioni stressanti e traumatiche.

La resilienza non è una resistenza passiva alle difficoltà della vita, ma piuttosto una reazione proattiva agli eventi negativi che fa parte del bagaglio di comportamenti dell’uomo.

Le persone resilienti

L’individuo resiliente non è colui che ignora o nega le difficoltà e neanche le minimizza. Al contrario, è colui che riesce ad andare avanti, con una forza rinnovata, con una più approfondita e consapevole conoscenza di sé. In poche parole, riesce a trasformare l’evento negativo in fonte di apprendimento, inteso come la capacità di acquisire competenze utili per migliorare la propria qualità di vita e proseguire nel proprio percorso di crescita e realizzazione. Essere resilienti non significa essere dei “supereroi” immuni al dolore ed alla sofferenza ma avere degli strumenti per affrontarli. Potremmo dire che una persona resiliente di fronte ad una situazione negativa, ad esempio un fallimento, non si concentra sul passato e sugli errori commessi autoaccusandosi, ma si impegna per reagire e risollevarsi.

Con queste parole Steve Jobs ci offre un illuminante esempio di resilienza. “Non ne ero ancora consapevole, ma scoprii che essere stato licenziato da Apple era la cosa migliore che potesse succedermi. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi permise di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita. È stata una medicina molto amara, ma credo che il paziente ne avesse bisogno.” Riguardo Steve Jobs possiamo dire che la sua eccezionale reazione alla sconfitta lo ha portato a realizzare altri progetti di successo, per poi vederlo ritornare in Apple (nel momento in cui sarebbe stato più semplice abbandonarla e lasciarla fallire).

La resilienza in ambito organizzativo

Negli ultimi anni il concetto di resilienza ha destato molto interesse in ambito organizzativo. I luoghi di lavoro possono essere in generale fonte di stress ed allo stato attuale sono caratterizzati sempre più dal cambiamento. Gli ambienti di lavoro moderni impongono alle persone la necessità di essere flessibili, adattivi e di saper gestire le situazioni stressanti. Avere quindi la capacità di rispondere e reagire allo stress e ai cambiamenti diventa una skill fondamentale per i lavoratori. Questa capacità influenza sia il benessere del lavoratore, che in questo modo è meno esposto agli effetti negativi dello stress, sia quello aziendale. Lo stress in ambito lavorativo influisce infatti sui risultati personali e sulle prestazioni (Rees et al. 2015) ed è correlato con alti livelli di depressione e ansia (Rees et al, 2015). Un modo per comprendere l’importanza della resilienza in ambito lavorativo é quello di studiare il comportamento dei lavoratori resilienti. Sono stati fatti degli studi che hanno avuto come obiettivo capire come si comportano i lavoratori resilienti in situazioni stressanti. Questi studi hanno messo in evidenza che i lavoratori resilienti:

  1. Costruiscono forti relazioni con gli altri. Il lavoratore resiliente è interessato ai colleghi e gioca in squadra.
  2. Sviluppano reti personali e professionali, che possono essere una fonte di guida e supporto durante i periodi di stress.
  3. Non prendono troppo sul serio l’ambiente di lavoro. Introducono un elemento di “gioco” sul posto di lavoro, che promuove ulteriormente le emozioni positive tra i dipendenti.
  4. Sono autentici e si comportano in modo conforme ai propri valori e credenze.
  5. Percepiscono il loro lavoro come significativo  nel senso che valutano il proprio lavoro e ruolo in maniera positiva.

La resilienza si può apprendere?

Un aspetto interessante della resilienza è che non è un tratto stabile della personalità. E’ vero che certe persone nascono con una migliore capacità di reagire alle situazioni stressanti ma è anche vero che questa capacità può essere modificata dall’esperienza e in una certa misura appresa. Secondo Cantoni ci sono 5 fattori che favoriscono lo sviluppo della resilienza:

  1. Ottimismo. Cioè vedere l’aspetto positivo delle cose favorisce il benessere e attenua la sofferenza psicologica.
  2. Autostima. Le persone che hanno una buona opinione di sé stessi sono meno sensibili alle critiche altrui e quindi meno soggetti a sofferenza e depressione.
  3. Robustezza psicologica. Si divide in tre sottocomponenti: il controllo (cioè la convinzione di essere capaci di controllare l’ambiente circostante), l’impegno (cioè la capacità di farsi coinvolgere nelle attività) e la sfida (cioè la tendenza a vedere i cambiamenti in maniera positiva e non come delle minacce).
  4. Emozioni positive. Cioè il focalizzarsi su ciò che si possiede invece che in ciò che ci manca.
  5. Supporto sociale. Avere una rete di persone amiche e fidate a cui poter raccontare e con cui poter condividere le proprie difficoltà consente di liberarsi dal peso della sofferenza e non viverlo soltanto interiormente.

Potenzialmente tutti gli uomini sono in grado di sviluppare un certo grado di resilienza modificando la valutazione cognitiva che hanno di se stessi. Spesso un processo di resilienza è ostacolato dai giudizi che ci diamo, ad esempio “sono un perdente, un fallito, non ce la posso fare, sono una vittima, non riesco a controllare nulla, perché proprio a me? etc.” oppure agli altri e al mondo esterno “la vita è imprevedibile, il mondo è pericoloso, gli altri sono più forti, ogni evento è una catastrofe”.

Conclusioni

La resilienza è una competenza fondamentale negli esseri umani e i cambiamenti sempre più repentini nel mondo del lavoro in cui l’individuo sperimenta in modo considerevole situazioni stressanti e problematiche rendono lo sviluppo e l’accrescimento della resilienza di particolare importanza.

Sarebbe auspicabile che sia il lavoratore, a livello individuale, che le organizzazioni, attraverso percorsi di formazione adeguati, dedicassero  sempre maggiore attenzione allo sviluppo della resilienza.

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Bibliografia

Bonanno, G. A., (2004). Loss, trauma, and human resilience: have we understimated the human capacity to thrive after extremely aversive events?. American Psychologist, 59, pp. 20-28

Cantoni T. (2014) La resilienza come competenza dinamica e volitiva.Giacchipelli Editore.

Rees, C., Breen, L., Cusack, L., & Hegney, D. (2015). Understanding Individual Resilience in the Workplace: The International Collaboration of Workforce Resilience Model. Frontiers in Psychology, 6, 1-7.

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