Proattività. La soft skill che fa bene ai leader e alle aziende che vogliono crescere.

La proattività non è semplicemente sinonimo di intraprendenza e il suo significato non si esaurisce nell’agire in anticipo. La proattività è infatti una competenza multiforme e sfaccettata, certamente utile – se non imprescindibile – per liberi e libere professioniste e imprenditori e imprenditrici, ma anche per chiunque lavori in azienda.

Definizione di proattività

Se volessimo dare una definizione più approfondita di questa soft skill, potremmo definirla come la scelta che compiamo nei riguardi della nostra reazione ad una determinata circostanza. Cosa significa di preciso? Significa che essere proattivi o proattive coincide con la presa di responsabilità nella propria reazione a ciò che avviene.

Se, infatti, si parte dal presupposto che non si possano controllare le circostanze, ma si possa sempre decidere come reagire ad esse, risulta evidente che possa esserci, in tal senso, una presa, o meno di responsabilità. Maggiormente avviene questa presa di responsabilità, maggiore sarà il potere che si potrà esercitare sui fattori esterni e maggiore, dunque, sarà la propria proattività. Ecco allora che il focus si sposta. Al posto di far dipendere la sua reazione dai fattori esterni, la persona proattiva la fa dipendere da sé: “io posso”, “io scelgo”, “questo dipende da me”. Essere proattivi e proattive significa allora responsabilizzarsi e scegliere attivamente come reagire a ciò che avviene, accrescendo il proprio potere e la propria influenza sui fattori esterni.

A ben guardare, risulta evidente come la proattività sia allora una competenza necessaria oggi più che mai. In un mondo dominato da costanti e rapidi cambiamenti e da un’incertezza diffusa, dove il controllo è spesso impossibile, è fondamentale operare una scelta nel come si risponde agli eventi, positivi o negativi che siano. Solo così, non si è trascinati e trascinate dalle circostanze. Ma si può agire per influenzarle, non ci si lamenta ma si agisce. Ed è proprio in questa differenza di atteggiamento che risiede quella tra reattività e proattività.

Passare dalla reattività alla proattività in azienda

Se la persona proattiva è responsabile della propria reazione, una persona reattiva mette invece in atto un atteggiamento che potremmo definire opposto. Manca la presa di responsabilità e, pertanto, la reazione alla situazione finisce per dipendere dai fattori esterni, che siano l’ambiente, gli eventi o i colleghi. Una persona reattiva, quindi, si deresponsabilizza, attribuendo all’esterno la causa della propria felicità o infelicità: “è colpa sua”, “doveva andare così”, “non posso farci nulla”.

Appare dunque evidente quanto sia necessario maturare un atteggiamento proattivo, tanto nella vita quanto sul lavoro.

Una persona reattiva in azienda, infatti, sarà una persona che fatica non solo a prendere l’iniziativa e ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ma anche a gestire gli imprevisti e i feedback, specialmente quando negativi. Quella proattiva, invece, si fa promotrice di idee e soluzioni, si assume i rischi delle proprie azioni, gestisce in maniera adeguata i feedback e gli imprevisti ed evita di accusare i colleghi o collaboratori, prediligendo una presa di consapevolezza e responsabilità comune. Una persona proattiva non si limita poi a rispondere ad un cambiamento, ma se ne fa promotrice, per sé stessa e per gli altri.

A tal proposito, appare pertanto evidente quanto la proattività debba essere un elemento imprescindibile della leadership. Ecco allora che, come soft skill, va senz’altro richiesta ai ruoli di responsabilità e allenata quando non presente o sufficiente. Parallelamente, però, va altresì ricercata in figure in entrata, per poter rendere l’azienda un luogo di persone responsabili e intraprendenti a tutti i livelli, anche, e soprattutto, in quelle realtà dove l’intraprendenza è ancora vista come elemento di disturbo. Ma come fare? 

Spunti pratici per la proattività in azienda

La proattività può essere promossa e allenata a diversi livelli e in diversi momenti della carriera professionale e della vita in azienda. In questo, l’organizzazione può farsi a sua volta proattiva, offrendo opportunità e spazi per favorire questa soft skill tra le sue persone.

In particolare, i momenti più strategici per farlo sono due: in entrata e in itinere. Cosa significa? Significa che la proattività va ricercata come competenza trasversale privilegiata in fase di recruitment e assessment. Questo per selezionare persone che, per inclinazione o esperienza, già la possiedono e possano pertanto portarla in azienda. Parallelamente, in itinere, la proattività può poi essere favorita attraverso sia la formazione che iniziative ad hoc, per rendere più preparato o preparata chi già lavora in azienda.

Vediamo nel dettaglio queste due casistiche.

In fase di entrata.

La proattività può essere ricercata – e trovata – in diversi modi, a partire dalla stesura della job description, per passare allo screening dei curricula, fino ad arrivare agli assessment e alle valutazioni ad hoc o a specifiche domande nei colloqui di selezione. Esiste tuttavia un “luogo” privilegiato dove poter trovare persone naturalmente predisposte a questa soft skill: le candidature spontanee.

Spesso poco utilizzate e considerate, le candidature spontanee sono, potremmo dire, una fertile selezione naturale per la proattività. Solo una persona proattiva, infatti, si spinge a mandare il proprio cv, magari unitamente a una lettera di presentazione, anche in assenza di una posizione aperta. Pertanto, anche laddove nel curriculum non dovesse comparire la proattività come soft skill posseduta, è tuttavia plausibile che quella persona, proattiva lo sia.

In itinere.

La proattività, come qualsiasi altra soft skill, può essere allenata e potenziata. Ecco allora che diventa fondamentale che l’azienda, e in particolare gli e le HR, promuovano iniziative formative che la mettano al centro e la rendano oggetto principe del percorso. Parallelamente, è tuttavia utile considerarla come quid aggiuntivo a momenti formativi che non parlino di proattività nello specifico, ma che ne possono senz’altro giovare in termini di efficacia. È il caso di soft skill come leadership, people management, time management, gestione del cambiamento e così via.

Infine, la proattività può essere promossa in azienda attraverso iniziative satellite. Come incentivare il report degli errori o promuovere momenti strutturati e/o informali dedicati ai feedback, ad esempio, sono entrambi ottimi strumenti per spronare le persone ad essere proattive. Questo offre loro uno spazio sicuro che possa incentivare e normalizzare la proattività, contribuendo così a renderla una competenza diffusa.

Per concludere

Quale sia la strada che si sceglie di intraprendere, appare evidente che investire nella proattività sia oggi non solo utile, ma addirittura necessario. Tra incertezza, complessità e cambiamento, poter contare su persone che riescono ad esercitare la loro influenza sulle circostanze piuttosto che farsi travolgere, risulta uno degli aspetti più strategici per un’azienda.

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Bibliografia

Stephen R. Covey, 7 Habits. Ed. Simon & Schuster

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