Autoregolazione e intelligenza emotiva. Come gestire le proprie emozioni in situazioni lavorative difficili.

di Irene Strada

Gestire efficacemente le proprie emozioni, ossia riconoscere le reazioni emotive in noi stessi e negli altri e la consapevolezza di quanto le emozioni influenzino il comportamento, è una delle capacità fondamentali elencate all’interno delle Life skills.

Quando ci si approccia al mondo lavorativo, ogni persona si trova di fronte al dover avere a che fare con il contenuto emotivo di se stesso e degli altri, non trovandone sempre una gestione efficace.

Intelligenza emotiva

Abbiamo già parlato all’interno del nostro blog dell’Intelligenza emotiva, e di come sia una competenza indispensabile e da affinare nel momento in cui vogliamo sentirci sereni ed efficaci nella nostra quotidianità. In particolare, rivediamo alcune caratteristiche coinvolte nell’intelligenza emotiva:

  • l’autoconsapevolezza ci aiuta a vedere le situazioni in modo più chiaro e a cogliere quando le cose non vanno come vorremmo, prendendo contatto con le nostre emozioni e con il nostro modo di percepire la realtà esterna a noi.
  • L’autoregolazione ci permette di prendere decisioni migliori e ad essere resilienti di fronte ai momenti difficili.
  • La motivazione ci aiuta ad essere determinati e a prefissarci degli obiettivi da raggiungere, sapendo ottimizzare al meglio il tempo che trascorriamo sul lavoro.
  • L’empatia ci garantisce un clima lavorativo caratterizzato da fiducia, rispetto, cooperazione e maggior produttività.

In questo articolo, ci concentreremo principalmente sull’autoregolazione e in particolare su come gestire le nostre emozioni di fronte a situazioni lavorative particolarmente frustranti e difficili.

Autoregolazione delle emozioni

Immaginiamo per prima cosa la vignetta seguente: Matteo è impiegato in una società di consulenza da diversi anni, quando una mattina, durante il meeting quotidiano, un collega esprime delle critiche rispetto a come Matteo ha gestito un importante cliente per l’azienda, che ha impegnato lui e il suo team per diversi mesi.

Di fronte a tale situazione, entreranno in gioco diverse variabili: le emozioni di Matteo, il proprio ruolo gerarchico nei confronti del collega, il tipo di lavoro svolto e come è stato pianificato e strutturato.

Matteo potrebbe andare in ansia in seguito alle affermazioni del collega: dietro “ l’essere ansioso” si nasconde spesso un’emozione di rabbia (mi sento di essere trattato ingiustamente) o di paura (ho svolto male il mio lavoro e chissà ora cosa mi accadrà).

Matteo potrebbe decidere di esprimere la propria rabbia, urlando o accusando il collega di essere inappropriato, per poi lasciare l’ufficio e chiudere malamente la conversazione.

Nel breve termine, questa reazione di sfogo può essere utile, ma può poi accompagnarsi ad un clima relazionale sfavorevole e imbarazzante, generando nell’altro vissuti di odio o timore e, nel chi agisce la rabbia, sensi di colpa e vergogna.

Matteo potrebbe d’altro canto decidere di evitare dissensi e il confronto con il collega, preservando un clima di non tensione e di simpatia. Ciò però porterebbe in Matteo una sensazione di non sentirsi rispettato e insoddisfatto, anteponendo sempre i bisogni degli altri ai suoi e generando in lui un vissuto di mancanza di appartenenza e di motivazione nel raggiungere obiettivi per l’azienda.

Quale strada potrebbe perseguire Matteo per risolvere la situazione?

3 consigli pratici per gestire le emozioni

1. Riportare la propria attenzione sul problema

Una delle prime strategie per gestire le proprie emozioni è riportare la propria attenzione su ciò che dobbiamo risolvere.

Per imparare ad autoregolarsi, gli studiosi indicano come la meditazione sia un’ottima pratica per raggiungere tale obiettivo. In situazioni di stress, è comune iniziare a sentirsi sopraffatti da emozioni e pensieri negativi che ci sembrano incontrollabili. Imparare a direzionare la nostra attenzione sul problema, ci fa sentire più regolati emotivamente.

Non da ultimo, possiamo provare a respirare. E’ confermato ormai da diversi studi della letteratura scientifica di come focalizzarsi sul respiro sia un’abilità di regolazione emozionale, che comporta una serie di cambiamenti nel nostro corpo, permettendoci di riconoscere l’emozione, prenderne contatto e sentirci in grado di padroneggiarla.

2. Non essere eccessivamente focalizzati su se stessi e provare a mettersi nei panni dell’altro

Praticare l’ascolto attivo è ciò che ci permette di preservare le relazioni interpersonali, permettendoci di cogliere i bisogni dell’altro non dimenticandoci i nostri.

Vivere una dinamica lavorativa non troppo sul personale è ciò che ci aiuta a identificare la richiesta del collega come un problema da risolvere insieme, non come un’azione in cui uscirò sconfitto o vincitore.

Assumere la prospettiva win-win sembra essere la strategia lavorativa che garantisce un maggior successo: abbiamo questo problema, come possiamo risolverlo insieme, in modo tale da raggiungere un risultato reciprocamente accettabile?

Se entriamo in quest’ottica, metteremo in atto un processo di negoziazione in cui è importante:

  1. parlare con l’altro.
  2. Focalizzarci sul comportamento e sugli accadimenti, non sulla sua persona.
  3. Ascoltare attentamente.
  4. Identificare i punti di accordo e disaccordo.
  5. Identificare le maggiori aree di conflitto.
  6. Sviluppare un piano per ogni conflitto individuato.
  7. Provare a mettere in atto il piano concordato.

3. Comunicare in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni, ossia essere assertivi

L’assertività è una modalità comunicativa che permette la migliore gestione del proprio stato emotivo, esprimendolo in modo tale da non danneggiare o offendere l’altro.

La persona assertiva si colloca a metà tra l’essere aggressivo e passivo, rispetta i bisogni dell’altro, pur avendo in mente e garantendosi i propri bisogni personali.

Ma come possiamo essere assertivi?

  • Sii un ascoltatore attivo, utilizzando parafrasi di quanto ha detto l’altro e il rispecchiamento del suo stato emotivo.
  • Descrivi il comportamento altrui in termini non valutativi.
  • Riconosci l’altro come una persona di valore, apprezzando il suo lavoro.
  • Sii consapevole dei tuoi limiti e come l’altro può aiutare a colmarli.
  • Sii flessibile nella comunicazione, nella collaborazione e nell’accettare le varie opinioni.
  • Mantieni autocontrollo: nel caso, può essere utile prendere tempo prima di reagire in risposta al comportamento dell’altro.
  • Cerca di essere chiaro e poco prolisso.
  • Non assumere un atteggiamento di prevaricazione.

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Per concludere

Abbiamo fin qui descritto le strategie più utili da tenere nella propria cassetta degli attrezzi per gestire le emozioni in una situazione lavorativa conflittuale, ma concludiamo sottolineando come ognuno di noi assuma uno stile diverso nel gestire in conflitto. Thomas e Kilmann, autori del “The Thomas-Kilmann Conflict Mode Instrument” , hanno descritto, infatti, cinque stili diversi nel conflict management, che si muovono in un continuum su due variabili, ossia l’assertività e la collaborazione, definita come la capacità di avvicinarsi ad idee diverse dalle proprie.

Lo stile comunicativo più efficace nella maggior parte delle situazioni in cui è necessario risolvere un problema risulta essere lo stile collaborativo, caratterizzato da alti livelli di assertività e di cooperatività.

Bisogna però ricordare che la migliore gestione del conflitto si raggiunge con uno stile flessibile e adatto al contesto. E’ importante capire quale sia lo stile al quale tendiamo più facilmente a ricorrere e se sia appropriato alla situazione nella quale ci troviamo.

Bibliografia

D. Goleman, Lavorare con l’intelligenza emotiva. Rizzoli

A. Neri, Imparare a gestire i conflitti. Erickson

R. Anchisi, Manuale di assertività. Teoria e pratica delle abilità relazionali: alla scoperta di sè e degli altri. Franco Angeli

2 Commenti
  1. Avatar catia ha detto:

    potete segnalarmi aziende/consulenti che fanno corsi di questo tipo per le aziende? grazie

  2. Il Team di Mindwork Il Team di Mindwork ha detto:

    Buongiorno Catia,

    grazie per il commento. Anche noi ci occupiamo di formazione. La contattiamo in privato in modo da valutare insieme l’esigenza. A presto.

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