Allenare la resilienza. Strategie per migliorare quando serve cambiare.

di Cristina Di Loreto - Head of Training & Advisor di Mindwork

“Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo” – Seneca. 

Dopo mesi di lockdown e paure stiamo entrando lentamente in una nuova “normalità”, fatta di maggiore flessibilità ma ancora accompagnata da timori e preoccupazioni. I mesi che ci lasciamo alle spalle però non sono passati indenni. Per alcuni di noi potrebbero costituire il preludio di una sintomatologia post-traumatica, fatta di evitamenti e agitazione soprasoglia. Per altri invece potrebbero essere stati “insegnanti” preziosi o addirittura motori del famoso processo di resilienza.

Cos’è la resilienza

Si sente spesso parlare di resilienza come di quella capacità dell’individuo di superare un evento altamente negativo ed uscirne migliorato, rinforzato. 

Ma cos’è la resilienza? Innanzi tutto non va confusa con la resistenza. La resistenza è infatti la capacità di resistere alle sollecitazioni esterne, mentre la resilienza è piuttosto la capacità di uscirne modificati e rafforzati.

Come scriveva George Vaillant: “la resilienza non è una condizione ma un processo: la si costruisce lottando”. Possiamo definire quindi questa qualità umana come un processo e non come una variabile statica che deteniamo o meno. Questo aspetto dinamico della resilienza diventa assolutamente importante in momenti come quello attuale poiché possiamo allenarla

Utilizzo il termine allenamento non in maniera casuale. Il mondo dello sport è di fatto un bacino cui possiamo attingere rispetto allo studio di questa nostra caratteristica. Numerose ricerche fatte in questo campo rivelano infatti che le attitudini psicologiche correlano alle vittorie in misura maggiore di quelle fisiche (Trabucchi, 2007). Quindi possiamo osservare le caratteristiche tipiche di atleti di successo per avere alcuni spunti da cui poter partire.

La personalità resiliente

Se possiamo allenarla, quali sono dunque le caratteristiche tipiche della personalità resiliente sulle quali dovremmo concentrarci? Pietro Trabucchi è uno psicologo dello sport che da tempo si occupa di questo tema, nel 2000 ha presentato un modello che tiene conto di alcuni fattori specifici visibili negli atleti degli sport di endurance, che sono: 

  • il senso di controllo 
  • la tolleranza alla frustrazione 
  • la capacità di ristrutturazione cognitiva 
  • l’attitudine alla speranza.

A questi aspetti, riprendendo alcune considerazioni proposte da Moira Chiodini, Patrizia Meringolo e Giorgio Nardone, autori del libro “Che le lacrime diventino perle”. Possiamo sicuramente aggiungere: l’attribuzione di senso, la capacità narrativa, la flessibilità e quindi l’accettazione degli errori e l’apprendimento della resilienza dalle relazioni.

Resilienza ed evoluzione

Prima di offrirti 3 strategie concrete da mettere in campo per allenare la tua capacità di uscire dall’emergenza covid rinforzato, vorrei ricordarti quanto questa caratteristica sia anche parte integrante dell’esistenza umana. La nostra storia evolutiva rispetto a questo è grande maestra. Oltre ad essere antenati di chi ha dovuto adattarsi a situazioni di sopravvivenza estrema e fortemente minacciose, siamo costantemente esposti a fonti di stress ed eventi che oltre a metterci a dura prova spesso ci modificano profondamente a volte anche nel modo migliore.

3 strategie concrete per allenare la propria resilienza

“Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione!” –  Henry Ford.

1. Il diario della quarantena

Come abbiamo anticipato, alcune caratteristiche importanti per il processo di resilienza sono: aumentare il senso di controllo, avere la capacità di ristrutturare cognitivamente cosa ci sta accadendo, sfruttare la narrazione e l’attribuzione di un senso. Quando parliamo del senso di controllo ci riferiamo alla famosa “auto-efficacia”, costrutto proposto da Albert Bandura che traduce in parole il sentire di potercela fare, la credenza positiva di essere in grado di poter superare l’ostacolo o saper gestire la situazione. Il senso di controllo ha anche a che fare con il “locus of control” che secondo James Rotter è esterno o interno. Quando il locus of control è interno crediamo che ciò che ci succede dipenda da noi, al contrario chi ha un locus of control esterno attribuisce al di fuori del proprio raggio di azione successi e difficoltà della vita. Con capacità di ristrutturazione cognitiva si intende, in questo contesto, la capacità di poter adottare diversi punti di vista e poter tradurre ad esempio una sconfitta anche in un’opportunità di crescita a seconda del punto di osservazione. Infine narrare ciò che ci è accaduto permette di attribuire senso, due azioni necessarie al nostro scopo. 

L’esercizio della scrittura, mirato a ciò che hai vissuto durante il lockdown e che stai vivendo ora nella ripartenza, può svolgere numerose funzioni che hanno a che fare con quei processi psicologici necessari al potenziare la propria resilienza. Concediti un tempo quotidiano per scrivere ciò che in questi mesi hai osservato di te, imparato, scoperto. Oppure concediti il tempo per descrivere paure e timori, dolori tentando di descrivere come li stai gestendo e cosa potranno lasciare nel bagaglio delle tue esperienze.

2. Un piccolo errore al giorno

“Ciò che al mondo è più flessibile vince ciò che al mondo è più duro” – Lao Tzu.

La flessibilità è una delle qualità che più ci proteggono dallo sviluppo di psicopatologie e di difficoltà in genere. Riuscire ad adattarsi a situazioni di potenziale disagio permette non solo di evitare il disagio stesso ma in alcuni casi anche di trarre beneficio. La flessibilità ben descrive anche la resilienza propria del mondo dei metalli che di fronte a forze, urti e sollecitazioni reagiscono in maniera elastica assorbendo l’energia subita e plasmandosi ad essa evitando così la rottura.

Ciò che ti suggerisco di fare per allenare la tua capacità di rispondere con flessibilità a ciò che non si può controllare è inserire nella tua quotidianità dei piccoli errori programmati. Spesso cercare di tenere tutto sotto controllo produce quel fastidioso senso di perdita totale di controllo di fronte ad imprevisti o eventi “più grandi di noi”. Inserisci nei tuoi programmi un piccolo imprevisto “programmato”. Adotta una piccolissima perdita di controllo controllata e sicuramente allenerai la capacità di rispondere in maniera più morbida ad eventi inattesi o a piccoli incidenti di percorso. Di fatto basta poco: invertire l’ordine di una sequenza di azioni, concedersi di spostare un appuntamento, lasciare la tazzina di caffè nel lavandino invece che riporla prontamente in lavastoviglie. In poche parole, concedersi di essere imperfetti.

3. Impara dai grandi

Oltre ad essere “animali sociali”, ciò che ci contraddistingue è anche la capacità che abbiamo di apprendere dall’esperienza nostra e altrui. Sono molti i “grandi” che hanno dovuto attingere da creatività e risorse per superare situazioni di difficoltà, fallimento o sopravvivenza. 

Ognuno di noi porta con sé la sua storia, fatta di inciampi, cadute, incidenti ma anche di riscatti, traguardi e successi. Osserva la storia di un personaggio che apprezzi, che fa il tuo lavoro o che conosci e ammiri e osserva come lui è uscito da situazioni difficili, o come ha messo in atto insegnamenti tratti da lezioni dolorose. 

Io ricordo spesso Viktor Frankl, che durante il suo internamento ad Auschwitz, dopo aver perso tutti i componenti della sua famiglia. Egli osservava i suoi “compagni” di internamento, studiava i loro comportamenti e si immaginava, psicologo come me, in una conferenza a riportare i dati delle sue osservazioni. Questo processo di modificazione della prospettiva, associato alla scrittura del libro “Uno psicologo nei lager”, oltre ad essere stato per lui àncora di salvezza ha prodotto teorie e una vera e propria scuola di pensiero. Lui è per me uno dei grandi, con una grande esperienza di tragedia ma allo stesso tempo che mi dà ogni volta una grande lezione di vita.

La resilienza come soft skill

Pensare che l’allenamento alla resilienza, così come di altre capacità relazionali, comunicative o sociali non sia adatto al mondo del lavoro costituisce un gravissimo errore. 

Il World Economic Forum ha recentemente sottolineato quelle che saranno le soft skill più richieste nell’imminente futuro. Tra queste capacità emergono pensiero analitico, creatività, capacità di innovazione, flessibilità e, ovviamente, resilienza.

Essere flessibili e resilienti nel mondo del lavoro significa diminuire contrasti e competizioni, ma anche aumentare la motivazione al lavoro in seguito a un insuccesso. Applicare una buona dose individuale di resilienza significa aumentare la presenza di questa attitudine anche nel gruppo di lavoro, perché come ben sappiamo alcune inclinazioni contagiano, nel bene e nel male. 

Per concludere, ti invito a fare una review dei mesi appena trascorsi, sottolinearne gli aspetti di difficoltà ma anche le strategie che in maniera vincente ti hanno traghettato oltre. 

Inserisci nelle tue giornate qualche momento di piacevole “distrazione” e cerca tra le vite dei grandi o di chi ti sta accanto la bussola che può orientarti nel mare in tempesta.

Potrebbe interessarti anche La resilienza al lavoro. Ecco le caratteristiche di chi si adatta ai cambiamenti e ne gestisce lo stress.

Bibliografia

Le soft skill che il manager del futuro non può non avere, Business Insider

Nardone, G.; Meringolo, P; Chiodini, M.(2016). Che le lacrime diventino perle. Sviluppare la resilienza per trasformare le nostre ferite in opportunità. Adriano Salani Editore . Milano

Trabucchi, P. (2007). Resisto dunque sono. Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress. Casa Editrice Corbaccio. Milano

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