Sindrome dell’impostore. Ovvero, accettare il proprio valore soprattutto quando anche gli altri lo riconoscono.

di Paola Arisci

Qualcuno di voi si è mai chiesto davanti ad una promozione o ad un riconoscimento lavorativo: “e se scoprono che non sono in gamba come credono?” oppure “questa volta mi è andata bene, ma non andrà sempre così?” Magari davanti a queste affermazioni abbiamo pensato ingenuamente ad un nostro livello basso di autostima, in realtà sentirsi in questo modo ha un nome, sicuramente non tecnico ma informale che è la “sindrome dell’impostore”. Spesso chi soffre di questa sindrome attribuisce la propria realizzazione personale alla fortuna piuttosto che alle proprie capacità e competenze. Questa sensazione di non sentirci all’altezza, di essere degli imbroglioni che si trovano nel posto sbagliato, spesso emerge quando ci troviamo ad apprendere nuove competenze o a ricoprire un nuovo ruolo di responsabilità.

Le origini del fenomeno

Il termine è stato coniato nel 1978 dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes. Le loro ricerche si sono concentrate su donne di successo che tendevano a sminuirsi, a credere di non essere abbastanza intelligenti e pensare che gli altri sopravvalutassero le loro capacità. In modo esteso il termine definisce una condizione psicologica per cui si è incapaci di interiorizzare i successi personali, contraddistinta dalla paura di essere considerati degli “impostori” ed essere scoperti come tali.

Da allora, gli studi si sono moltiplicati (pur mancando un inserimento del disturbo nel DSM). Più in generale, un articolo sull’International Journal of Behavioural Sciences stima che intorno al 70% delle persone soffra di impostor syndrome ad un certo punto della propria vita. Il punto centrale della sindrome dell’impostore riguarda persone che sono convinte che i complimenti e riconoscimenti che ricevono non siano meritati, perché devono tutto alla fortuna, al fascino o a altri fattori esterni. Quando esse raggiungono un obiettivo percepiscono sollievo e non una gioia.

Sebbene la sindrome dell’impostore sia un argomento di ricerca popolare, c’è ancora molta incertezza sulle cause. Alcuni studi indicano gli effetti delle dinamiche familiari, altri sottolineano l’impatto dei tratti della personalità, mentre anche il più ampio effetto culturale dell’essere una minoranza sul posto di lavoro è considerato importante.

La sensazione di essere un impostore può scomparire con l’acquisire maggiore esperienza lavorativa oppure possono perdurare durante tutto il percorso lavorativo. Per alcune persone il sentirsi degli impostori può estendersi anche in ambito familiare o nelle relazioni personali.

Ovviamente mi preme sottolineare che la sindrome dell’impostore non ha niente a che vedere con la finzione di essere qualcosa che non si è. E’ stato provato che chi ne soffre è meno incline alla disonestà accademica, al plagio o all’inganno (Joseph R. Ferrari 2005).

Caratteristiche della Sindrome dell’impostore

Il “club degli impostori” vanta milioni di membri non dichiarati in giro per il mondo, è composto di uomini e donne di tutte le razze, religioni, provenienti da ogni classe socio-economica.

Quali siano i sintomi dell’impostor syndrome è difficile dirlo, dal momento che ogni esperienza è diversa, ma Lou Solomon, autrice e fondatrice dell’azienda di comunicazione Interact, nel suo talk a TEDx Charlotte ne ha citati quattro come principali: ansiaperfezionismoinsicurezza e paura di fallire.

Ecco alcune caratteristiche della persona che soffre della sindrome:

  • non gode mai i risultati raggiunti;
  • vive costantemente la paura del fallimento;
  • rischia di voler aderire eccessivamente alle aspettative altrui, senza ascoltare i propri bisogni ed interessi, pensando che in questo modo riuscirà a mitigare la sua paura di essere “scoperta”;
  • rimugina eccessivamente sulle cose e può rischiare di procrastinare attività o di non accettarle per la paura di non essere sufficientemente preparato;
  • pensa ossessivamente a conseguenze future (negative) che possono avere determinati comportamenti;
  • ha la costante preoccupazione di dover dimostrare il suo valore e che anche un piccolo errore farà cadere il castello dell’impostura;
  • fa costantemente confronti con gli altri e pensa che gli altri siano più bravi e più competenti;
  • ha un atteggiamento  severo e giudicante nei propri confronti e molto più benevolo nei confronti degli altri;
  • prende tutto sempre troppo sul serio e sul personale;
  • dà una importanza eccessiva a quello che pensano gli altri;
  • non è capace di accettare e gestire i propri limiti;
  • cerca di avere tutto sotto controllo e di fare tutto in prima persona;
  • si pone sempre degli obiettivi molto ambiziosi e di perfezione, rispetto ai quali aumenta fortemente il rischio di non farcela o di doversi esaurire pur di farcela a tutti i costi.

Chi soffre della sindrome dell’impostore mette in atto spesso questo circolo vizioso: la persona sente di non meritare complimenti e riconoscimenti lavorativi e, per non farsi scoprire, aumenta il controllo e il perfezionismo al lavoro, alzando così di molto gli obiettivi e gli standard da raggiungere fino a renderli irraggiungibili. L’enorme sforzo per raggiungerli la farà sentire in ansia e incapace aumentando così la sua percezione di non essere all’altezza e di non meritare il successo.

4 consigli pratici se ti sei riconosciuto nelle caratteristiche della Sindrome dell’impostore.

1. Evita il confronto con gli altri

Per superare la sindrome dell’Impostore è infatti necessario innanzitutto non cadere nella trappola del confronto con gli altri.

Spesso, quando valutiamo noi stessi tendiamo ad essere molto intransigenti e a vedere solo le imperfezioni, mentre il giudizio verso gli altri è sempre meno severo e basato su impressioni che non sempre rispecchiano la realtà. Questo accade perché conosciamo noi stessi dall’interno, conosciamo le nostre ansie, paure e dubbi, mentre degli altri consociamo solo quello che mostrano e che ci vogliono dire.

2. Ricorda che la perfezione non esiste

Non mi stancherò mai di ripeterlo: nessuno è perfetto e la ricerca compulsiva della perfezione può frenare la tua realizzazione!

Nel tuo lavoro definisci sempre obiettivi che siano realistici, stimolanti e raggiungibili.

Invece di vedere i tuoi errori come qualcosa da nascondere e di cui vergognarsi, trattali come esperienze di apprendimento che ti aiuteranno a migliorare.

3. Ricordati dei tuoi risultati

Spesso per reagire ad una difficoltà, basta pensare a tutte quelle volte in cui, in analoghe situazioni, te la sei cavata con successo.

Ricordarsi dei propri risultati e continuare a dirsi che ce la puoi fare è un’ottima strategia per non sentirti un impostore e contare sulle tue forze. Fai una lista dei tuoi punti di forza, elenca le aree in cui desideri migliorare e concentrati sullo sviluppo di queste.

4. Riconosci i tuoi sentimenti

Il primo passo per superare la sindrome dell’impostore è riconoscere ciò che senti e perché.

Ogni volta che provi sentimenti di insicurezza o inadeguatezza scrivili su un diario e spiega perché ti senti in questo modo. Sii il più specifico possibile su ogni situazione. È probabile che quando lo scrivi, ti accorgerai che non ci sono veri motivi per preoccuparti della situazione.

Per concludere

A causa della Sindrome dell’impostore studenti eccezionali lasciano la scuola, qualcuno accetta lavori molto al di sotto delle proprie possibilità o aspirazioni oppure non accettano sfide più stimolanti da un punto di vista intellettuale. Altri abbandonano i loro sogni, dallo scrivere un libro ad aprire una propria attività. Questi sono casi estremi, fortunatamente la maggior parte delle persone che soffrono della sindrome dell’impostore non si arrende mai anche se si affronta tutto con maggiore ansia e preoccupazione.

Bibliografia

P.R. Clance, S.A Imes, , The imposter phenomenon in high achieving women: dynamics and therapeutic intervention. Psychotherapy: Theory research and practice,15(3).211-247.

J.R. Ferrari, Impostor tendencies and academic dishonesty, in Social Behaviour and Personality 33, n.1 pp 11-18

J.Sakulku, J.Alexander. The imposter phenomenon. International Journal of Behavioral Science, 6(1), 73-92.

V. Young, Vali più di quel che pensi. Corbaccio

TED Talks

Is imposter syndrom a sign of greatness?, QZ.com

Do you sometimes feel like a fraud?, 1843 magazine

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