Quando una passione fuori dal lavoro aiuta il lavoro

di Chiara Renzi

I costi del superlavoro

Rispetto ai decenni passati, negli ultimi 20 anni si è assistito in molti settori e ambienti lavorativi, allo svilupparsi di una nuova concezione di lavoro come attività a cui dedicarsi in maniera quasi esclusiva. Da un lato ciò sembra legato al fatto che molte persone non vedono più nel lavoro unicamente una fonte di sostentamento, ma anche qualcosa che definisce la propria identità. Dall’altro, si è diffusa a molti livelli l’idea che se non si lavora ininterrottamente per tutto il tempo possibile non ci si sta impegnando abbastanza, fino al punto di vivere con vergogna e senso di colpa il dedicarsi ad attività differenti. Si parla di questa attitudine come “workaholism” (dipendenza da lavoro), e in molti contesti lavorativi è diventato un vanto.

Numerosi studi scientifici mostrano, tuttavia, che lo stress da super lavoro e il burnout ci costano diversi milioni di euro l’anno in malattie stress-correlate, cali di produttività, disturbi psicologici manifesti o latenti, giorni di assenza dal lavoro, elevato turnover. Questo fenomeno è diventato di una portata tale da essere classificato non più come condizione medica, ma come condizione occupazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sebbene non siano state ancora sviluppate delle linee guida specifiche per la promozione del benessere sui luoghi di lavoro.

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Successo e passioni extra-lavorative: un binomio vincente?

Tuttavia, alcune ricerche e anche molti casi di cronaca ci dicono di come il dedicarsi ad attività differenti al di fuori del lavoro possa avere effetti significativi sul benessere e sulla creatività. La cronaca ci racconta che molti personaggi di successo si dedicano ad attività al di fuori del loro ambito di lavoro: Bill Gates, fondatore di Microsoft, ad esempio è un giocatore di bridge; Sergey Brin, co-fondatore di Google, si dedica agli sport estremi; Marissa Meyer, ex amministratore delegato di Yahoo si interessa di chimica e di cucina, combinando i due ambiti e costruendo modelli e fogli excel per ottimizzare le sue ricette; Steve Jobs, lo scomparso co-fondatore di Apple, amava a tal punto la calligrafia da aver lasciato il college per dedicarsi ad essa e ciò ebbe un ruolo fondamentale nella genesi e nel successo dei computer targati Mela.

Ecco cosa dicono gli studi scientifici

Diversi decenni fa, uno studio di Robert Root-Bernstein tracciò un’interessante correlazione tra il successo in ambito scientifico (includendo premi Nobel e scienziati di alto calibro) e l’impegno nelle arti, nelle abilità manuali e in altre attività di stampo creativo. Analogamente, altri studi ci suggeriscono che il dedicarsi a degli hobby promuova in generale la creatività. Un lavoro di Madjar e collaboratori suggerisce che il tempo trascorso in attività piacevoli abbia un impatto significativo sulla performance dei lavoratori e come questo abbia un effetto più accentuato negli individui con tratti di personalità meno orientati alla creatività. Un’indicazione ulteriore a favore dell’idea che creatività e produttività possono essere promosse e sviluppate con delle esperienze e non sono caratteristiche a priori dell’individuo.

Che benefici possono portare le passioni al di fuori del lavoro?

Aumentare le competenze e le soft skill

Gli hobby possono aumentare le nostre competenze ad ampio raggio, permettendo di accedere ad ambiti di conoscenza che non vengono affrontati nella formazione all’interno dell’ambito lavorativo.

La pittura, il canto o la danza, ad esempio, possono stimolare la capacità di concentrazione o il coinvolgimento profondo e intuitivo nelle attività ed essere generalizzate nell’ambiente lavorativo. Gli sport di squadra possono migliorare la nostra capacità di relazionarci con gli altri in modo cooperativo, ma al tempo stesso di stimolare la competitività in modo più equilibrato rispetto ad alcuni ambiti lavorativi. La corsa, il nuoto, il ciclismo, ma anche la meditazione e lo yoga possono migliorare la concentrazione e la consapevolezza corporea.

Un altro aspetto importante è la capacità di generalizzare strategie o processi utilizzati negli hobby e trasferirle in ambito lavorativo. Ad esempio la cucina può promuovere la capacità di pianificazione, di combinare elementi in modo creativo ma al tempo stesso coerente, di individuare affinità e compatibilità tra diverse componenti.

Promuovere la creatività e aumentare la produttività

Il gioco è una dimensione fondamentale per molti animali di ordine superiore ed in particolare per i mammiferi. Diversamente da quanto si può pensare, il gioco non è necessario solamente per i cuccioli, ma è un’attività che si osserva anche nei mammiferi adulti e che ci permette di relazionarci in maniera più efficace con l’ambiente che ci circonda.

Alcuni studi hanno evidenziato come lo svolgimento di attività creative possa aumentare la performance lavorativa sotto diversi punti di vista. Scarabocchiare mentre si ascolta qualcosa ad esempio sembra avere effetti positivi sulla memoria di riconoscimento; la lettura promuove le abilità linguistiche; hobby come gli scacchi o i giochi di carte e gli sport di squadra stimolano il problem-solving e il pensiero divergente. Gli sport migliorano l’attività cardio-vascolare, migliorando anche la funzionalità cerebrale e di conseguenza le funzioni cognitive.

Tutte le attività che implicano l’utilizzo di una strategia aumentano inoltre la plasticità cerebrale, rendendoci più permeabili e più veloci nell’apprendimento di nuove competenze. Suonare uno strumento o praticare la meditazione bilanciano l’attività del corpo calloso, una rete massiccia di fibre nel nostro cervello che collegano i due emisferi, rendendoli maggiormente in grado di interfacciarsi in maniera sinergica.

Produzione di sostanze benefiche per il nostro organismo

Quando viviamo situazioni stressanti il nostro cervello produce diverse sostanze tra cui il cortisolo. Questa sostanza, che ci aiuta ad affrontare positivamente stress di breve durata, diventa invece dannosa quando ne siamo esposti per lunghi periodi di tempo. Dal punto di vista neuro-cognitivo ad esempio, si accumula nelle cellule degli ippocampi, un’area cerebrale legata alla memoria e all’apprendimento, deteriorandone le cellule. Questo ha riscontri negativi sulla nostra capacità di memorizzare nuove informazioni o di richiamare quelle già immagazzinate. Al contrario, dedicarsi ad attività piacevoli stimola la produzione di sostanze differenti, che hanno meccanismi di azione di medio e lungo termine.

Il coinvolgimento motivazionale stimolato da qualcosa che ci piace e che vogliamo raggiungere (pensiamo ad esempio all’allenamento per una gara sportiva o per un torneo o una performance artistica) porta alla produzione di dopamina, una sostanza coinvolta nei meccanismi di ricompensa. I circuiti cerebrali legati alla dopamina supportano anche lo svolgimento di attività cognitive che si ritrovano nelle attività di business o di sviluppo di nuovi prodotti o progetti. Lo svolgimento di attività piacevoli o rilassanti, come possono essere le arti o gli sport più soft, stimolano la produzione di ossitocina, una sostanza coinvolta nel rilassamento e nella formazione di legami di fiducia e affetto tra individui. Questo a sua volta può avere delle ricadute positive nel clima aziendale e nel lavoro in team. Una moderata attività sportiva stimola la produzione di serotonina e norepinefrina, sostanze che generano un senso di benessere ed euforia. Si ipotizza che le sostanze rilasciate durante l’esercizio fisico (tra cui anche le endorfine, una sorta di antidolorifico naturalmente prodotto dal nostro corpo) “allenino” la nostra resistenza allo stress e migliorando quindi la capacità della nostra mente e del nostro corpo ad affrontare situazioni di difficoltà.

Per concludere

Se fino ad oggi quindi hai pensato le attività al di fuori del lavoro potessero compromettere la performance lavorativa, forse è arrivato il momento di considerarne i benefici e rispolverare passioni che avevi lasciato nel cassetto o appeso al chiodo. Oppure puoi dedicarti alla scoperta di nuove attività che avresti sempre voluto intraprendere ma che non consideravi come un investimento in termini professionali. Impegnarsi in attività che ci rendono felici stimola aree cerebrali che sostengono la resilienza davanti allo stress, il nostro benessere e la felicità in modo duraturo. E la felicità, ci dicono sempre gli studi, è un potentissimo booster per gli outcome educativi e professionali!

Bibliografia

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Business Insider

Eurofound

Psychology Today

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