Presenzialismo. La differenza tra tempo e tempo di qualità.

di Paola Arisci - Psychologists Selection & Head of Blog di Mindwork

Si parla spesso di assenteismo, ma anche il troppo lavoro ha effetti negativi. Mentre l’assenteismo si caratterizza per l’assenza del lavoratore dal luogo di lavoro, il presenzialismo è più difficile da riconoscere, in quanto comporta proprio l’atto di celare la malattia che invece l’assenteista talvolta simula.

Chi sono i “presenteisti”

Sono affetti da presenteismo tutte quelle persone che, pur non godendo di perfetta forma fisica e mentale, decidono di andare comunque al lavoro. In netto contrasto coi malati immaginari, si impongono di non mancare mai in ufficio, salvo casi del tutto eccezionali.

Quello della malattia, però, non è che uno dei tanti casi in cui il presenteismo rischia di costare caro tanto a chi lo pratica quanto a chi lo riceve. Anticipare di molto l’ingresso in ufficio, trattenersi al lavoro ben oltre l’orario consentito, non conoscere limiti di tempo per mandare o ricevere mail, non concedersi piccole pause durante il giorno, sono tutte fattispecie che rientrano di diritto nella sfera del presenteismo.

Tutta colpa di una cultura dello stakanovismo che si ritiene imprescindibile se si vuole raggiungere il successo professionale.

Per avere un buon giudizio su un lavoratore, non deve tenersi in considerazione la quantità di tempo trascorso in ufficio, ma la qualità del lavoro portato a termine.

La comparsa del presentismo al lavoro è stata favorita dalla crisi economica. La paura di perdere il proprio impiego ha spinto molti lavoratori demotivati a non mancare mai, anche quando ciò implica tediose giornate all’insegna della noia e della frustrazione. Molti di loro allungano le pause pranzo, usano internet a scopi non lavorativi, leggono o giocano con i videogiochi.

Le cause del presenzialismo

Il presenzialismo può essere il frutto della convinzione di essere indispensabili sul posto di lavoro, dovendo svolgere delle attività importanti che vanno completate, oppure non volendo sovraccaricare i propri colleghi, o ancora temendo di essere penalizzati per essersi assentati.

Il fenomeno del presenzialismo ha evidentemente origine non solo da una disposizione psicologica del singolo lavoratore, ma anche da una cultura aziendale intrisa di concetti quali la produttività lavorativa, l’efficienza, e il mettersi in mostra a tutti i costi.

Malgrado, infatti, l’esistenza di legislazioni nazionali che consentono ai lavoratori di usufruire di permessi e congedi per malattia, permane spesso in azienda una certa ideologia, radicata in sistemi di credenze e di pratiche istituzionalizzate, che spinge i lavoratori a contrapporre il lavoro alla famiglia. Spingendo le persone, inoltre, a privilegiare la responsabilità nei confronti del lavoro a scapito di quelle relative alla cura dei familiari. Per questo motivo i datori di lavoro devono essere consapevoli degli effetti di tale fenomeno, che peraltro possono coinvolgere anche quei lavoratori che subiscono il contagio della malattia.

Gli effetti

Il principale effetto del presenzialismo è la perdita di produttività. Gli studi presenti in letteratura dimostrano che i costi connessi al presenzialismo in termini di produttività sono superiori a quelli che l’azienda dovrebbe sostenere se il lavoratore rimanesse a casa. Tanto più è debilitante la malattia che il lavoratore nasconde e tanto più la sua produttività calerà. Gli effetti negativi del presenzialismo però ricadono anche sul lavoratore stesso. In primo luogo, i presenzialisti sono maggiormente esposti degli altri al rischio infortunio. Ciò a causa dei cali di concentrazione che un cattivo stato di salute spesso comporta. Inoltre, non curare con il riposo una malattia rischia di aggravarne il quadro clinico in maniera anche grave.

Quindi un lavoratore malato al lavoro non costituisce un vantaggio per l’impresa rispetto a un collaboratore che, in caso di malattia, preferisce rimettersi in sesto prima di tornare al lavoro.

I rimedi

In primo luogo va riconosciuto il presenzialismo per ciò che è: un problema che danneggia l’azienda. Successivamente bisogna valutare se le contromisure eventualmente messe in atto per combattere l’assenteismo non stiano favorendo inavvertitamente il presenzialismo.

In presenza di una simile situazione, le imprese preferiscono stabilire orari più rigidi e sanzioni esemplari anziché fermarsi a riflettere. Una soluzione al presentismo al lavoro esiste, almeno a gran parte di esso, ma di certo non prevede rigorose sanzioni o una politica di orari severi. Questi rimedi non faranno che incrementare lo stress, l’ansia e la demotivazione nei lavoratori, che attueranno nuove strategie per farla franca lo stesso. Le aziende che applicano queste misure, inoltre, corrono il rischio di sanzionare senza motivo le persone davvero motivate. Rendendone, a quest’ultime, più difficile il lavoro.

Dalla parte opposta, troviamo misure concrete che vogliono rinforzare il feedback ricevuto dal lavoratore, favorendo risultati di gran lunga migliori rispetto alle politiche restrittive e sanzionatorie. Si parla del riconoscimento sociale, di gruppo e individuale. Se il lavoratore sente che gli altri danno valore al prodotto del suo lavoro, che l’impresa reagisce all’aumento del suo rendimento e non soltanto alle ricadute, è più facile che la motivazione arrivi a buoni livelli.

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Quindi deve essere reso noto ai lavoratori, tramite i più efficaci canali di comunicazione aziendale, che l’organizzazione a cui appartengono non favorisce e anzi vuole scoraggiare il presenteismo.

Presenzialismo e dipendenza da lavoro

È importante non confondere il presenzialismo con la dipendendenza da lavoro. Mentre il primo consiste nel recarsi sul luogo di lavoro anche quando non si dovrebbe per le cause che abbiamo già citato, la dipendenza da lavoro è un disturbo ossessivo-compulsivo, un comportamento patologico di una persona troppo dedita al lavoro e che pone in secondo piano la sua vita sociale e familiare. Insomma, mentre nel primo caso è possibile sanare il fenomeno attraverso degli accorgimenti a livello organizzativo, nel secondo bisogna entrare in merito alla sfera psicologica della persona.

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Ripensare il concetto di lavoro

C’è bisogno di una di rivalutare il lavoro e valorizzare il valore del nostro tempo.

Il presenzialismo è sintomo di una azienda che consente al lavoro di dominare la vita delle persone.

Il lavoro è positivo e ci porta al nostro benessere solo se organizzato nel modo giusto.

Il presenzialismo, insomma, è un campanello d’allarme per pensare il lavoro in modo diverso e capire come potremmo vivere la nostra vita con più serenità!

Bibliografia

A. Cocozza, Direzione risorse umane. Franco Angeli

G. Faldetta, Corporate family responsibility e work-life balance. Franco Angeli

A. Falco, D. Girardi, G. Parmiani, S. Bortolato, N. A. De Carlo, A. Piccirelli, G.B. Bartolucci, Presenteismo e salute dei lavoratori: effetti di mediazione sullo strain psico-fisico in un’indagine longitudinale, Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia.

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