Il potere della generosità. Ecco perché l’altruismo è una variabile di successo.

di Paola Arisci

E’ stato stimolante leggere il libro di Adam Grant (Give and Take: A Revolutionary Approach to Success) e ascoltare il suo TED Talk, mi ha fatto riflettere sulla questione generosità e lavoro. Per questo ho deciso di scrivere un articolo su questa tematica non ancora tanto inflazionata.

Secondo il luogo comune, le persone di grande successo hanno tre cose in comune: motivazione, abilità e opportunità. Se vogliamo avere successo, abbiamo bisogno di una combinazione tra duro lavoro, talento e fortuna. Eppure c’è un quarto ingrediente spesso trascurato: il successo dipende fortemente da come affrontiamo le nostre interazioni con le altre persone.

I 3 livelli di generosità di Grant

Nel suo libro, Grant spiega, attraverso studi di scienze sociali svolti negli ultimi decenni, che le persone si dividono in tre categorie:

  • Givers (Generosi): chi aiuta gli altri senza aspettarsi nulla in cambio. Le persone che hanno questo stile dimostrano attenzione ai bisogni degli altri e cercano di capire cosa possono fare per loro. I generosi considerano il successo nel lavoro come un fatto individuale che però consente loro di generare un impatto positivo sugli altri.
  • Matchers (Calcolatori): è lo stile di chi aiuta solo quelli che possono dargli qualcos’altro in cambio. Le persone che hanno questo stile sono brave nel valutare il peso di quello che danno e di quello che ricevono e cercano di assicurarsi che vi sia un buon equilibrio. I calcolatori considerano il successo nel lavoro come qualcosa che viene essenzialmente dimostrato dal riconoscimento da parte degli altri.
  • Takers (Egoisti): è lo stile di chi cerca in tutti i modi di prendere dagli altri più di quello che dà. Le persone che hanno questo stile stimano che i propri interessi vadano sempre prima dei bisogni degli altri. Gli egoisti considerano il successo nel lavoro come qualcosa che li rende superiori agli altri.

Peraltro, lo stesso Grant sottolinea il fatto che ogni persona tende a mettere in campo una combinatoria di stili diversi, sebbene ce ne sia sempre solo uno che si dimostra nel tempo prevalente sugli altri e che può incidere sui risultati che quella persona ottiene nel lavoro.

Quello che Grant rileva nel suo libro, raccontando anche decine di esempi concreti e riportando i dati di numerosi studi scientifici, è che:

  • le persone con lo stile prevalente dei “generosi” sono quelle che conquistano sia le posizioni migliori nel lavoro, ma anche quelle che possono posizionarsi nei livelli più bassi in termini di soddisfazione e riconoscimento;
  • le persone con lo stile prevalente dei “calcolatori” e degli “egoisti” sono quelle che rimangono, generalmente, nelle posizioni intermedie.

Adam Grant ha intervistato oltre 30.000 persone in aziende di tutto il mondo, ha studiato la produttività di ingegneri, i voti degli studenti di medicina, il fatturato di agenti di commercio, e inaspettatamente, i peggiori in ognuno di questi lavori erano i generosi. Gli ingegneri che realizzavano meno “lavoro” erano quelli che facevano più favori di quanti ne ricevessero. Erano così intenti a fare il lavoro degli altri, che non avevano più tempo ed energia per completare il proprio. Nella scuola di medicina, i voti più bassi erano degli studenti che concordavano di più con frasi come: “Mi piace aiutare gli altri”. Anche nelle vendite, gli incassi più bassi erano dei commessi più generosi.

Cosa distingue i “generosi efficaci” dai “generosi inefficaci”?

Secondo Grant, lo stile altruistico premiante è legato alla capacità della persona generosa di:

  • gestire bene il proprio tempo. Bisogna essere capace di tenere separato il tempo che si riserva per sé e per il proprio lavoro ed il tempo che si riserva per gli altri. Essere generosi non vuol dire in automatico essere sempre disponibili e reperibili per gli altri. Occorre anche saper dire “no”, oppure “adesso non posso”;
  • valutare la richiesta di aiuto. Bisogna essere abili nel valutare le richieste generiche di aiuto e nel valutare se si può effettivamente essere la persona più idonea a dare aiuto. Essere generosi non vuol dire essere capaci di soddisfare ogni richiesta;
  • avere chiare quali sono le proprie priorità e rispettarle. E’ bene chiarire e comunicare agli altri le proprie priorità. Essere generosi non vuol dire che i bisogni degli altri vengono sempre prima dei propri, ma vuol dire riuscire a tenere insieme i propri interessi e quelli degli altri;
  • saper anche chiedere aiuto agli altri, oltre che a darlo. Si possono dichiarare agli altri anche le proprie difficoltà, debolezze, dubbi e cercando di capire come gli altri possano essere di aiuto. Essere generosi non vuol dire pensare di dover fare tutto da soli e vedere gli altri solo come persone da aiutare e non come persone che possono anche dare un aiuto.
Quello che distingue davvero un generoso efficace da un generoso non efficace è la capacità di tenere insieme i propri interessi con quelli degli altri e di lavorare per supportare e rispettare entrambi i livelli.

Molto spesso nel lavoro tendiamo a sottovalutare il potere della generosità, il libro di Grant dimostra il contrario, ma riesce anche a sfatare tanti stereotipi buonisti sul tema.

Le persone generose rendono la propria organizzazione migliore. Quanto più le persone aiutano e condividono la propria conoscenza e forniscono una guida, tanto migliori sono i risultati dell’azienda: maggiori profitti, soddisfazione del cliente, basso turnover.

Per concludere

Voglio concludere l’articolo con il messaggio positivo che Grant lancia alla fine del suo discorso: “Credo che il modo più significativo per avere successo sia aiutare le altre persone ad avere successo. E se possiamo diffondere questa convinzione,  possiamo effettivamente capovolgere la paranoia.  C’è un nome per quello.  Si chiama “pronoia“.  La pronoia è la convinzione delirante che altre persone stiano tramando per il tuo benessere, che stiano parlando di te alle tue spalle dicendo cose grandiose su di te. La cosa meravigliosa di una cultura di generosi è che non è un’illusione, è la realtà. Voglio vivere in un mondo in cui i generosi hanno successo e spero che mi aiuterete a creare quel mondo.”

Bibliografia

Grant, A. & Rebele, R. (2017). Beat generosity burnout. Harvard Business Review. [online] 

Grant, A. Give and Take: A Revolutionary Approach to Success

TED

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