Riscoprire il piacere di lavorare: quando interessi e capacità convergono.

di Paola Arisci

Una delle prioritarie condizioni per lavorare con piacere sta nel poter scegliere un’attività in linea con i nostri interessi e le nostre capacità.

Attualmente stiamo vivendo un periodo storico in cui vi è uno spreco di talenti non quantificabile per il fatto che le persone pur di lavorare si accontentano di lavori anche non consoni ai propri interessi e alle proprie potenzialità.

Come ci può appassionare un lavoro che non ci è congeniale?

Solo chi manterrà vivo l’interesse per le proprie inclinazioni, magari continuerà a svolgere il lavoro “capitato per necessità”, ma allo stesso tempo continuerà ad avere la speranza e cercherà con perseveranza e determinazione la sua strada lavorativa.

I bisogni di appartenenza, autoaffermazione e crescita.

Per capire “cosa c’è dentro” il piacere di lavorare bisogna comprendere come funzionano i bisogni. Ovviamente, in primis, lavoriamo per soddisfare il bisogno di sopravvivenza, ma evidentemente non solo per questo! Lavoriamo anche per evolverci e crescere.

Il piacere si ha quando sono soddisfatti i nostri bisogni di base che nel lavoro possiamo distinguere tra:

  • Appartenenza. Stare insieme e cooperare in modo costruttivo con le altre persone, scambiarsi opinioni, sentirsi accettati e protetti.
  • Autoaffermazione. La voglia di svolgere le attività in modo autonomo e creativo.
  • Crescita. La necessità di esplorare, conoscere cose nuove e svolgere diverse attività nel tempo.

Se i nostri bisogni non sono soddisfatti prima o poi scappiamo, ci incattiviamo e diventiamo aggressivi.

Se ci pensiamo, durante le ore di lavoro, ognuno dovrebbe avere tutto l’interesse per cercare di essere felice e quindi motivato e produttivo.

Recuperare la passione per il lavoro e mantenerla a livelli ragionevoli dovrebbe essere l’obiettivo principale per le direzioni risorse umane (e non solo) di ogni azienda. Ovviamente anche l’individuo deve fare molto di suo.

Cosa possono fare le aziende per far scoprire (o ritrovare) il piacere di lavorare?

Il senso di appartenenza

  • Dare senso e significato al lavoro. Spiegare che cosa ci si aspetta dalle persone, che attività devono svolgere e che senso ha il loro lavoro. Informare periodicamente sull’andamento del proprio operato e se sono raggiunti o meno gli obiettivi a livello personale e aziendale.
  • Coinvolgere. Far partecipare le persone, fin tanto che si può e in base alle diverse competenze, alle decisioni riguardanti il proprio lavoro.
  • Favorire il lavoro in un gruppo accogliente. E’ importante integrare le persone e farle collaborare ogni volta che se ne vede l’opportunità. Bisogna scoraggiare la competitività interna e i personalismi, mentre è utile stimolare la collaborazione e la generosità.

L’affermazione personale

  • Consentire la scelta delle attività da svolgere. Secondo il principio “l’uomo giusto al posto giusto” favorendo la possibilità che ciascuno svolga mansioni che più gli interessano. In questo modo si evitano gli sprechi di risorse.
  • Identificare le attività e dare responsabilità. Spiegare come devono essere svolti i compiti, affidare attività complete e non spezzettate al fine di riuscire a coglierne il senso e l’utilità di quello che si sta facendo.
  • Favorire la manifestazione delle abilità. Bisogna favorire il successo e il sentirsi bravi. Sentirsi unici con le proprie qualità e con i propri limiti, ma comunque non intercambiabili.
  • Stimolare l’autonomia. Chi ha forte la pulsione all’affermazione di sé è molto sensibile all’autonomia e ha bisogno di decidere e scegliere in maniera autonoma tempi e metodi di lavoro.

La crescita personale

  • Variare le capacità richieste. La curiosità e la voglia di vedere cose nuove non si ferma mai, pertanto è necessario avere sempre qualcosa di nuovo da imparare per non cadere nella noia e nell’abitudine.
  • Delegare. Svolgere anche attività che spetterebbero ad un livello superiore è molto motivante per i collaboratori. Ovviamente per essere motivante l’attività deve piacere e non deve essere percepita come “scaricabarile”.
  • Dare riconoscimenti. E’ importante far percepire che si presta l’attenzione al collaboratore e si restituiscono feedback perché sta a cuore all’azienda il suo operato e la sua crescita professionale.

Consigli e strategie per essere felici sul lavoro

  1. Sognare che lavoro fare. Come si potrà mai amare il lavoro se esso non è congeniale alle proprie caratteristiche? L’importante è non scoraggiarsi e non smarrire la fiducia in sé, la sensazione di poter dominare gli eventi non pensando che questi dipendano dal caso, dagli altri o dalla fortuna, ma solo da noi stessi.
  2. Progettare il sogno nella realtà. Si tratta di verificare la fattibilità del proprio sogno, confrontandosi con le concrete possibilità che la realtà offre. In questa fase ci potrà anche essere la rinuncia al progetto, ci si potrà accorgere che è tardi, che si è fuori tempo o fuori luogo. In questo caso, sarà importantissimo mantenere una buona autostima e trovare altre fonti di soddisfazione. Bisogna ricordare che il permesso di riuscire implica il permesso di sbagliare e il permesso di riprovare e nel caso di ridurre le proprie aspettative senza per questo sentirsi incapaci.
  3. Riuscire in ogni caso: scomporre il progetto in piccole tappe. Il segreto sta nel creare continue gioie in ogni successo alla fine di ogni tappa. Ogni tratto dovrà essere una gratificazione che ci dà energia per passare alla tappa successiva. Non sarà più la grande delusione se non ce la faremo, avremo comunque fatto qualcosa di piacevole e di interessante.
  4. Gioire dei risultati raggiunti. Il piacere di lavorare esiste solo se si ha il permesso di vederlo e di gioirne, di considerarlo come un punto di arrivo cercato e voluto. In quel momento si può quindi festeggiare e riconoscere quanto abbiamo fatto per noi stessi. Spesso perdiamo di vista le nostre priorità e la nostra soddisfazione dei bisogni naturali, per il possesso di denaro e oggetti e con il successo fine a se stesso. Non ci dobbiamo dimenticare cosa rende felice la natura umana. E come affermava Martin Seligman (La costruzione della felicità), la felicità è scoprire che nella vita possiamo esprimere e offrire un bene che è in noi…semplicemente essendo noi stessi!
Bibliografia

Ferrari, L’analisi transazionale nella gestione del personale

Piccinino, Il piacere di lavorare


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nome *
Email *

© Copyright Mindwork 2019 - Tutti i diritti riservati