L’importanza di prendersi cura di chi si prende cura. Anche in azienda.

Caregiver” è un termine inglese, che indica “colui o colei che si prende cura di”. Vale a dire chi si assume, in prima persona, il principale carico di assistenza di una persona malata o con una disabilità. Si tratta di un ruolo spesso silenzioso e nascosto, ma irrinunciabile per chi ha perso, o non ha mai potuto sviluppare appieno, la propria indipendenza e autonomia.

La vita del caregiver

La vita di chi diventa caregiver può cambiare gradualmente, ossia prendendosi sempre un po’ più cura per esempio di un proprio caro che sta invecchiando o con una malattia degenerativa. Oppure improvvisamente, a causa di un grave incidente oppure una patologia improvvisa che lasciano il familiare con un’invalidità. In ogni caso il caregiver si assumerà delle responsabilità alle quali per affetto e per senso del dovere è quasi impossibile sottrarsi, trovandosi a fronteggiare fatiche fisiche e difficoltà emotive.

La responsabilità e gli impegni di assistenza possono portare il caregiver a trascurare la sua salute. Si parla del caregiver come del “paziente nascosto”. La percezione di essere afflitti da un peso eccessivo (il cosiddetto “burden del caregiver”) può comportare effetti sulla salute. Come problemi del sonno, senso di spossatezza cronica, riduzione  delle difese immunitarie e aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Il burden è precursore di sintomi depressivi e si ripercuote anche sui ruoli sociali e lavorativi del caregiver.

Il ruolo delle aziende

Il caregiving è stato definito un “full time job” a tutti gli effetti ed è stato stimato che un caregiver sia impegnato nell’attività di cura per circa 33 ore a settimana (Geng, 2018).

Dalla prospettiva del caregiver il tempo personale ridotto per far fronte all’assistenza si concretizza in un ridimensionamento degli obiettivi di carriera o una richiesta di riduzione dell’orario di lavoro. Talvolta addirittura sono costretti a rassegnare le proprie dimissioni.

Inoltre, il carico di responsabilità, lo stress e la preoccupazione possono diventare tali da minare concretamente la serenità e la produttività sul luogo di lavoro. Alcuni dipendenti, tuttavia, trovano difficoltà quando si tratta di trovare un equilibrio tra lavoro e responsabilità di assistenza.

Le aziende possono sicuramente supportare le proprie persone fornendo accesso a servizi e risorse che aiutano a togliersi un po’ di peso dalle spalle. Possono contribuire a migliorare la loro salute e la produttività, aiutandoli ad essere più efficaci sia nei loro ruoli professionali che personali.

Le aziende devono necessariamente innovarsi e rispondere in maniera rapida alle nuove necessità. Devono offrire un sano equilibrio tra vita personale e lavorativa, garantendo su una maggiore flessibilità di orari e sulla scelta personale del luogo di lavoro.

Le soluzioni all’assenteismo, al turnover e alla bassa produttività risiedono nella costruzione di un ambiente di lavoro inclusivo e flessibile per aiutare i dipendenti a soddisfare le proprie responsabilità lavorative e assistenziali. Lo sviluppo di strategie proattive per supportare le proprie persone con responsabilità di assistenza crea quindi una situazione vantaggiosa sia per i dipendenti che per i datori di lavoro.

Il sostegno ai caregiver inizia con la consapevolezza organizzativa del posto di lavoro

Il rapporto “The Caring Company” di due ricercatori della Harvard Business School ha rilevato che solo il 24% dei datori di lavoro intervistati ha affermato che il caregiving ha influenzato le prestazioni dei lavoratori .Ma oltre l’80% dei dipendenti con responsabilità di caregiving ha affermato che il caregiving ha influito sulla loro capacità di dare il meglio sul lavoro. Inoltre, un terzo dei dipendenti statunitensi ha lasciato il lavoro a causa di responsabilità di assistenza.

Pochi dipendenti rivelano alle loro organizzazioni di essere caregiver, temendo che ciò pregiudicherebbe le loro prospettive di carriera. Questi caregiver hanno paura di percepire conseguenze lavorative come la mancanza di incarichi di responsabilità e aumenti di stipendio o bonus, secondo lo studio di Harvard.

Di seguito le tre principali strategie che ogni azienda deve necessariamente mettere in atto per supportare e sostenere i caregiver.

  1. Conoscere i caregiver. Capire chi sono i caregiver in azienda può essere strategico per fornire comunicazioni e formazione ai e alle leader e al management per capire cosa può essere utile per loro in modo da supportarli al meglio.
  2. Costruire una cultura inclusiva. Come abbiamo già visto, a volte le persone non comunicano di essere dei caregiver perché temono che li faccia apparire meno disponibili o capaci e metta a repentaglio la loro carriera. Curare quindi una cultura inclusiva in cui i dipendenti si sentano a proprio agio nel condividere le proprie esperienze può massimizzare il loro potenziale lavorativo. Questo perchè si sentono supportati e possono quindi essere messi in condizione di essere più produttivi.
  3. Inserire servizi per il benessere psicologicoSupportare le persone tramite un servizio di supporto psicologico può aiutarle nel loro ruolo di caregiver e consentire loro di ottenere risultati migliori sul lavoro.

Per concludere

Prendersi cura di chi si prende cura è una delle tante sfide a cui le nostre comunità si trovano di fronte. Essere caregiver è un atto d’amore pertanto è auspicabile da parte di tutti noi portare attenzione e rispetto per queste persone per permettere loro di svolgere il ruolo in modo efficace, costruttivo e utile.

Quando curi una persona puoi vincere o puoi perdere, ma quando ti prendi cura di te stesso e di qualcun altro puoi solo vincere” Patch Adams.

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Bibliografia

Occhini L, Rossi G., Da familiare a caregiver. Franco Angeli.

Soresi S., Psicologia delle disabilità. Il Mulino.

The Power of Caregiving in the Workplace No One Talks About, Forbes

Caregiving In America: The Strain, The Pain, The Emotional Drain, Forbes

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