Prevenzione del suicidio. Anche l’azienda può dare un contributo.

di Paola Arisci

Oggi 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale dal tema “Promozione della salute mentale e prevenzione del suicidio”. La Giornata di quest’anno è sostenuta dall’OMS, dall’International Association for Suicide Prevention e dalla United for Global Mental Health.

I dati relativi ai suicidi

Circa 800.000 persone muoiono ogni anno per suicidio, ovvero una persona ogni 40 secondi. La maggior parte degli individui a rischio suicidio vuole assolutamente vivere ma non è in grado di vedere possibili soluzioni ai propri problemi.

Il suicidio è un fenomeno globale. Interventi efficaci possono essere attuati su tutti i fronti sociali per prevenire il suicidio e i tentativi di suicidio.

In questo articolo metterò il focus sull’area aziendale, in quanto il contesto lavorativo, passandoci tanto tempo della nostra vita, è uno dei posti “privilegiati” in cui si possa attuare la prevenzione.

I datori di lavoro possono svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione del suicidio nella forza lavoro e nella protezione dei dipendenti dallo stress e dal burnout.

La prevenzione del suicidio e l’azienda

Parlare di suicidio nel posto di lavoro è sicuramente difficile, lo stigma che circonda il suicidio è molto forte: è uno dei tabù più radicati nella nostra società. Parlare dell’argomento suscita imbarazzo e riluttanza, rendendo difficile per chi soffre comunicare i propri pensieri.

La maggior parte delle persone che muoiono per suicidio sono in età lavorativa. Eppure molti posti di lavoro potrebbero non essere preparati per aiutare i dipendenti a rischio di suicidio o rispondere in modo adeguato ad una morte suicida.

La promozione della salute mentale e del benessere sul posto di lavoro non solo sosterrà la prevenzione dei suicidi, ma aumenterà anche la produttività e il benessere dei lavoratori. Molti luoghi di lavoro dispongono già di servizi di sostegno della salute mentale.

Cosa può fare in pratica l’azienda da un punto di vista organizzativo

Di seguito alcuni consigli su come l’azienda può supportare da un punto di vista organizzativo la salute mentale e la prevenzione dei suicidi:

  • Implementare un sistema di supporto psicologico e renderlo accessibile a tutti i dipendenti.
  • Eliminare lo stigma relativo ai problemi di salute mentale in modo che tutti i dipendenti si sentano sereni nel chiedere aiuto.
  • Sviluppare un ambiente di lavoro in cui la diversità sia accolta e supportata per tutti i dipendenti.
  • Fornire una formazione continua a tutti i livelli aziendali sui temi riguardanti la salute mentale e la prevenzione dei suicidi.
  • Aumentare le competenze personali attraverso la formazione della gestione dello stress al fine di aiutare le persone ad affrontare i problemi in modo più efficace.

Perché l’azienda deve affrontare la prevenzione del suicidio

La prevenzione in azienda deve essere una costante principalmente per tre aspetti principali:

  • i lavoratori sono il bene più prezioso del datore di lavoro;
  • creare una cultura della salute e della sicurezza è sia un atto umano che un aspetto positivo per il business;
  • una buona salute mentale e fisica può aiutare a migliorare la produttività della forza lavoro.

Perché è importante avere in azienda un programma di supporto psicologico?

Tante aziende ormai offrono un programma di supporto psicologico per i propri dipendenti e i risultati positivi non sono un mistero. Di seguito i principali benefici:

  • migliora la salute e il benessere dei dipendenti;
  • identifica chi è a rischio di sviluppare un disturbo di salute mentale (e offre loro supporto);
  • individua coloro che si trovano in situazioni critiche (ad esempio dipendenti che hanno tentato il suicidio o lo stanno contemplando);
  • migliora la qualità della vita per coloro che sono affetti da problemi di salute mentale o pensieri suicidi e li supporta nel tornare ad essere produttivi.

L’importanza della conoscenza dei fattori di rischio

A tutti i livelli sociali, e quindi anche per le aziende, è utile conoscere i fattori di rischio del suicidio. I fattori di rischio sono quelle caratteristiche che aumentano la probabilità che esso si verifichi. Essi sono così suddivisi:

  1. biopsicosociali: disturbi mentali, dipendenza da alcol o abuso di sostanze, tendenze impulsive e/o aggressive, storia personale caratterizzata da trauma e abusi, precedenti tentativi di suicidio e storia familiare di suicidio.
  2. ambientali: perdita del lavoro o finanziaria, problemi relazionali o sociali, facile accesso ad armi letali.
  3. socioculturali: mancanza di sostegno sociale e isolamento, ostacoli nell’accedere alle cure mediche, soprattutto quelle per la salute mentale e l’abuso di sostanze, alcune credenze culturali e religiose.

Non meno importanti sono i fattori protettivi per il suicidio, ossia quelle caratteristiche e condizioni che aiutano a continuare a sperare nel futuro. Come per esempio:

  1. avere una rete di sostegno sociale e una famiglia in cui si è in buoni rapporti;
  2. possedere efficaci strategie di coping e problem solving;
  3. la soddisfazione nella vita;
  4. la paura della disapprovazione sociale;
  5. la limitata disponibilità di metodi letali.

Per concludere

La prevenzione del suicidio può rappresentare anche un modello culturale per la società se si pone l’individuo, e non il suo disturbo, al centro del problema.

Per comprendere interamente il suicidio è necessario focalizzarsi su cosa fa scorrere la vita, cosa dà motivazioni, gioie e soddisfazioni e giungere alla verifica di che cosa manca alla persona che desidera la morte.

Penso che comprendere a pieno un individuo che soffre e pensa alla morte come rimedio implichi un atto di compassione e carità da parte di tutti e in tutti in contesti in cui vive, azienda compresa.

Bibliografia

Eugenio Gavellotti, Mario Savino, Suicidio, ed. Autoprodotto

Maurizio Pompili La prevenzione del suicidio (Aspetti della psicologia), Il Mulino

Workplace Strategies for Mental Health

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