L’iperattività negli adulti: quando può essere considerato un disagio.

di Paola Arisci

L’ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è stato associato a problemi dello sviluppo dei bambini. Tuttavia, solamente negli Stati Uniti, secondo WebMD.com, vi sono circa 8 milioni di adulti che soffrono di tale problema e ad alcuni di loro non è stata tuttora diagnosticata la patologia e pertanto, non ricevono alcun trattamento.

L’insorgenza dell’ADHD può essere fatta risalire dall’infanzia: circa il 60% dei bambini affetti si porta dietro i sintomi nell’età adulta. Però in alcuni casi i sintomi si manifestano solamente nell’età adulta.

Quali sono i sintomi dell’ADHD?

Molti adulti affetti da ADHD spesso vengono scambiati per persone pigre e irresponsabili: ciò perché tendono ad arrivare tardi agli appuntamenti, sono disorganizzati, dimenticano le cose e trovano difficile fare più cose contemporaneamente a causa della loro mancanza di concentrazione. Tali sintomi spesso compromettono i loro rapporti personali e la loro vita lavorativa.

Di seguito i sintomi:

  • Impulsività
  • Disorganizzazione
  • Cambiamenti di umore estremi
  • Depressione
  • Ansia
  • Problemi con il lavoro
  • Rapporti personali problematici
  • Dipendenza da sostanze
  • Scarsa autostima
  • Amnesia
  • Stanchezza frequente e sensazione di noia costante
  • Scarsa capacità di concentrazione
  • Frequenti ritardi
  • Impossibilità di controllo della rabbia
  • Comportamento antisociale o eccessivamente sociale
  • Difficoltà nel completare le attività

In un adulto affetto da ADHD possono essere presenti alcuni di tali comportamenti. La combinazione dei sintomi varia da individuo ad individuo.

Gli adulti affetti da tale disturbo sono consapevoli della loro condizione, si rendono conto dei sintomi che rendono difficile le attività quotidiane. Sono consapevoli della loro mancanza dei risultati nella vita e questo li rende molto fragili emotivamente, possono inoltre irritarsi e sentirsi abbastanza frustrati a causa delle attività non portate a termine e per tale motivo vivono in uno stato di stress continuo. Essere consapevoli non vuol dire però sapere che si tratti di un vero e proprio disturbo, proprio tale consapevolezza costituisce il primo passo verso il trattamento.

Spesso l’ADHD viene stereotipato dalla società come iperattività, ma occorre tener presente che questo tratto non è la caratteristica più evidente negli adulti, al contrario di ciò che accade nei bambini. Negli adulti è predominante l’impulsività rispetto all’iperattività.

La presenza di uno o qualcuno di questi sintomi non costituisce una diagnosi certa di ADHD: la diagnosi dell’ADHD negli adulti può risultare difficile in quanto ad oggi non esiste un test standard o un esame medico concreto in grado di diagnosticarlo. Solitamente occorrono una serie di test e una ricerca approfondita sul comportamento di una persona, sul suo background medico e sull’anamnesi familiare.

Autovalutazione iniziale

Esiste un modo semplice per effettuare un’autovalutazione iniziale volta a stabilire se è il caso di rivolgerti ad un professionista:

  1. Valuta i tuoi successi accademici: hai avuto difficoltà a scuola e non sei riuscito a portare avanti gli studi? Prestazioni accademiche scadenti potrebbero comportare voti bassi, problemi con i compagni o nel rispettare le regole scolastiche. L’incapacità di essere in linea con i requisiti accademici può essere un segno iniziale di ADHD poi riscontrabile anche nella vita adulta.
  2. Valuta i tuoi successi professionali: gli adulti con presunta ADHD presentano difficoltà nel conservare un lavoro stabile, nel trovare un lavoro o trovano difficoltà nell’andare d’accordo con il proprio responsabile. Hanno difficoltà ad assegnare le priorità e a portare a termine i compiti lavorativi, tendono a procrastinare, sognare ad occhi aperti e a distrarsi facilmente.
  3. Valuta i tuoi rapporti personali nel corso degli anni: una persona adulta che soffre di ADHD può non riuscire a mantenere rapporti personali stabili. Sono coloro che per esempio hanno avuto vari partner negli ultimi anni o non hanno buoni rapporti con i membri della famiglia. Queste persone tendono ad essere emotivamente instabili ed in balia dello stress anche per aspetti insignificanti.
  4. Valutate i vostri sbalzi di umore: gli adulti con ADHD hanno difficoltà a tenere sotto controllo e regolare i propri stati d’animo.
  5. Valuta se l’ ADHD è stata diagnosticata ad altri membri della famiglia: secondo numerosi studi l’ ADHD è ereditaria, anche se la diagnosi non riguarda la famiglia stretta esiste la possibilità che si sviluppi. Ad oggi sono in corso varie ricerche volte a stabilire l’esatta connessione genetica.

Questi cinque punti non rappresentano una diagnosi finale, ma piuttosto servono a stabilire la necessità di consultare uno specialista.

Una volta confermata la patologia i pazienti stessi possono collaborare nella gestione dei sintomi.

5 consigli in caso di diagnosi ADHD

  1. Parlane con i tuoi familiari: se comprendono la vostra condizione saranno molto probabilmente in grado di fornirvi il sostegno per agevolare il trattamento stesso in modo da preservare l’armonia nelle relazioni.
  2. Sforzati nel creare un organizzazione: ti consiglio di dotarti di un planner o compilare un elenco di cose da fare nel corso della giornata o in base a degli eventi specifici. Tieni il disordine al minimo sia in casa che in ufficio in modo da non sentirti sopraffatto.
  3. Evita ciò che ti può distrarre: poiché le distrazioni possono essere causa di procrastinazione e di scarsa quantità e qualità del lavoro. La soluzione può essere quella di evitare in modo attivo ciò che innesca la distrazione come per esempio lavorare con il cellulare vicino, avere una finestra rivolta verso la strada, sentire musica ecc..
  4. Occupati di una attività per volta: in quanto i compiti di notevole entità possono essere percepiti come ostacoli insormontabili e quindi spesso non si portano a termine. Puoi suddividere i compiti in attività ridotte e di svolgerne uno alla volta senza sovrapporre diverse attività.
  5. Accetta la tua condizione: anche se è difficile farlo visto che la società ha etichettato l’ADHD come una “anomalia mentale”. Il supporto dello psicologo è fondamentale in questa fase in quanto può dare il suo supporto nelle attività organizzative, nel gestire abitudini e pensieri negativi, nel migliorare le relazioni familiari e sociali.

 

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Bibliografia

Fedeli, D. , Il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività, Carrocci.

Hallowell, M. D. Edward M. & Ratey, J. J. (2003), Driven to Distraction: Recognizing and Coping with Attention Deficit Disorder from Childhood Through Adulthood, Simon & Schuster.

Rickel, A. U. & Brown, R. T., Disturbo da deficit di attenzione-iperattività nei bambini e negli adulti, Giunti.

A.P.A. – American Psychiatric Association , “DSM-5 – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth Edition”, American Psychiatric Publishing, Washington DC

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